Gambling/gioco d’azzardo patologico (GAP) – review

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Dott. Giuseppe Montefrancesco

Malati di gioco: il fenomeno del gioco d’azzardo

dott/ssa cinzia di cosmo psicologa

Il termine dipendenza patologica è comunemente legato all’utilizzo compulsivo e continuativo di una sostanza che viene assunta per sperimentarne gli effetti fisici e psichici o per evitare i sintomi legati all’astinenza da essa. Accanto alle forme di dipendenza da sostanza chimica vi sono quelle che oggi vengono nominate nuove dipendenze. Queste si riferiscono a comportamenti e relazioni, con aspetti francamente disfunzionali e problematici, nei confronti di oggetti, attività, stili di vita, gestione del tempo, rapporto con la realtà e con il mondo esterno.
L’oggetto della dipendenza è in questo caso un comportamento o un’attività lecita e socialmente accettata.
Tra le dipendenze comportamentali annoveriamo quella:
• da internet
• da cellulare
• da sesso
• da sport
• da lavoro
• la dipendenza affettiva
• lo shopping compulsivo
• il gioco d’azzardo (GAP).

Ed è di quest’ultimo che ci occuperemo.
Nella letteratura scientifica internazionale il gioco d’azzardo viene indicato con il nome inglese di gambling e le persone che ne sono dipendenti gamblers. Il gioco d’azzardo è quel tipo di gioco che implica il rischio, cioè è “desiderabilmente” rischioso. Il rischio di perdere denaro e non solo.
Con la legalizzazione del gioco d’azzardo è aumentata l’incidenza delle persone che si lasciano coinvolgere in esso. Dalle comuni scommesse sportive ai monumentali casinò presenti in tutto il mondo a quelli altamente specializzati e molto diffusi sul web, il gambling è un fenomeno endemico, almeno nelle società avanzate. Alcuni vivono il gioco come un’attività sociale, mentre altri vi investono una grande quantità di tempo e di denaro, scommettono e continuano a giocare nonostante le conseguenze devastanti che il gioco ha sulla loro vita: a livello personale, sociale, lavorativo, familiare e non per ultimo finanziario.
Nonostante nel nostro paese siano stati effettuati vari studi sull’incidenza del gioco d’azzardo nella popolazione, fare un quadro della situazione risulta difficile in quanto le diverse indagini presentano differenze metodologiche, non permettendo cosi di avere un ampio campione di riferimento che rappresenti la popolazione italiana. Le diversità nei vari studi riguardano: gli strumenti usati per la rivelazione dei dati, la modalità di somministrazione (postale, telefonica, dal vivo), il periodo indagato (nella vita, nell’ultimo anno, nell’ultimo mese), la popolazione target (adulti, adolescenti), la numerosità del campione, l’area geografica dell’indagine (locale, nazionale). 1

Dall’indagine Eurispes del 2009 emerge che sono circa 30 milioni gli italiani implicati nel gioco d’azzardo, approssimativamente il 70 – 80% della popolazione adulta. Il gioco d’azzardo coinvolge maggiormente gli uomini (dai 20 ai 60 anni), rispetto alle donne.
Nel 2011 gli strumenti di gioco maggiormente utilizzati sono stati in ordine:
• le slot machine
• le video lotterie
• i gratta e vinci
• il lotto
• le scommesse sportive
• il superenalotto
• il bingo
• le scommesse ippiche.

L’abitudine al gioco non risparmia nemmeno gli adolescenti.
Dallo studio (Osservatorio del Dipartimento Politiche Antidroga, 2012) che ha valutato il comportamento di gioco nella popolazione giovanile prendendo in esame 34.427 studenti tra i 15 – 18 anni, emerge che il 7,5% degli adolescenti ha affermato di giocare. Come per gli adulti si evidenzia una differenza di genere. Infatti sono i ragazzi (9,4%) che tendono maggiormente a giocare rispetto alla ragazze (5,8%). Le preferenze degli adolescenti ricadono sulle scommesse sportive, le lotterie istantanee, i giochi di carte e i giochi on line. Infine con l’aumentare dell’età cresce la probabilità di giocare d’azzardo. In sostanza, i dati mostrano che i giocatori d’azzardo sono in prevalenza uomini e affetti spesso anche da altre forme di dipendenza. Le donne, sopratutto di mezza età, preferiscono il bingo, il gratta e vinci e le slot machine e solo in seguito accedono ad altre forme di gioco d’azzardo (casinò, roulette). Le donne sono attratte dal gioco per evitare o fuggire le situazioni familiari problematiche e le emozioni negative (Osservatorio del Dipartimento Politiche Antidroga, 2012).

Per inquadrare il fenomeno del gioco d’azzardo è importante distinguere tra:
gioco sociale: cioè quell’attività di gioco non patologico che non incide negativamente sulle normali attività lavorative, sulle relazioni affettive ed amicali, sul tempo libero;
gioco d’azzardo problematico: nel quale l’attività di gioco assorbe energie e risorse dell’individuo sottraendole alle sue normali occupazioni. In questo caso non si è ancora instaurata la dipendenza, ma è possibile che la persona diventi un giocatore patologico, quindi gravemente dipendente dal gioco;
gioco d’azzardo patologico (GAP): nel quale il comportamento compulsivo comporta un grave deterioramento nella qualità di vita dell’individuo, facendogli sperimentare stati emotivi di forte ansia e depressione (alternate a eccitamento), sviluppando una vera e propria dipendenza patologia. In questo caso il gioco diventa l’unica ragione di vita per la persona.
Negli ultimi due categorie sopra citate vengono inseriti coloro i quali sono definiti soggetti vulnerabili. Si tratta di persone che presentano, per le loro caratteristiche neurobiologiche, psicologiche e sociali, una probabilità maggiore di adottare un comportamento di gioco problematico e divenire giocatori patologici.

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV TR), che definisce, secondo precisi criteri riconosciuti a livello internazionale i disturbi psichici, spiega il gioco d’azzardo patologico come un problema legato alla perdita del controllo degli impulsi, mettendolo nella categoria che include la tricoticollomania, la piromania e la cleptomania. La caratteristica fondamentale che accomuna questi disturbi è l’incapacità, da parte del soggetto, di resistere ad un desiderio pressante, ad un impulso. La persona vive una tensione crescente, legata all’eccitazione prima di mettere in atto il comportamento, 2 con la sensazione di non potersi controllare. Al compimento dell’azione seguono la sensazione di piacere, di benessere e di gratificazione, che spesso lasciano il posto al senso di colpa. Sempre secondo il DSM IV TR per definire un comportamento patologico di gioco la persona deve soddisfare 5 o più delle seguenti condizioni:
1. L’attenzione è eccessivamente assorbita nel gioco d’azzardo (es., tende a rivivere mentalmente esperienze passate di gioco d’azzardo, a soppesare o programmare la successiva avventura di gioco o a escogitare modi per procurarsi denaro con cui giocare).
2. Ha bisogno di giocare d’azzardo quantità crescenti di denaro per raggiungere l’eccitazione desiderata.
3. Ha ripetutamente tentato senza successo di controllare, ridurre o interrompere il gioco d’azzardo.
4. È irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo.
5. Gioca d’azzardo per sfuggire problemi o per alleviare a sentimenti negativi (es., sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione).
6. Dopo aver perso al gioco, spesso torna un altro giorno per riprovare ancora (rincorrendo le proprie perdite).
7. Mente ai membri della famiglia, al terapeuta o ad altri per nascondere l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo.
8. Ha commesso azioni illegali come falsificazione ,frode, furto o appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo.
9. Ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo.
10. Fa affidamento su altri per reperire il denaro per alleviare una situazione finanziaria disperata causata dal gioco d’azzardo.
I criteri sopra menzionati sono analoghi a quelli previsti dal DSM IV TR per diagnosticare i disturbi da uso di sostanze, con un’unica differenza: nel gioco d’azzardo patologico non vi è uso di sostanza psicoattiva, ma la dipendenza si sviluppa, con pari intensità, verso un comportamento (il gioco). Quanto sopra descritto mette in luce la natura del disordine cronico, pervasivo e debilitante del comportamento del gioco d’azzardo patologico. Alcuni parametri diagnostici (secondo il DSM IV TR) sono paragonabili a quelli della dipendenza da uso di sostanze (es., i criteri n. 2 – 3 – 4 – 7- 8 – 9). L’International Classification of Disease (ICD 10), la classificazione fornita dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce in modo sostanzialmente analogo il gioco d’azzardo patologico ovvero un comportamento persistentemente ripetuto che tende ad aumentare e divenire assiduo, nonostante le gravi conseguenze finanziarie e nelle relazioni interpersonali. Infine, sia nella dipendenza da sostanze che nel gioco d’azzardo patologico vi è la presenza di un potente desiderio caratterizzato da incoercibilità che porta alla ripetizione del comportamento fino alla perdita di controllo. Il bisogno, così, diventa totalizzante ed unico, manifestandosi attraverso la compulsione, il craving, ossia l’incapacità o l’impossibilità di non poter fare a meno di usare la sostanza o giocare.

La relazione che l’individuo crea con il gioco d’azzardo passa attraverso degli stadi che vanno a delineare una sorta di “carriera”del giocatore.
Le varie fasi così ordinariamente si presentano:
fase della vincita: in questo primo livello la persona riceve il premio, la vincita appunto. Il soggetto è molto concentrato e focalizzato sul gioco, si sente pieno di energia e si dedica totalmente ad esso, pensa di essere abile nell’uso dei numeri e fa di tutto per migliorare le sue strategie di gioco d’azzardo. Piuttosto che ritenere di essere stato baciato dalla fortuna, il giocatore è convinto che la vincita sia la conseguenza delle sue capacità, si sente forte e pieno di autostima. 3 Il gioco funge da rifugio sicuro, allontanando il soggetto dai possibili problemi familiari e dalle emozioni negative;
fase della perdita: il giocatore accede a questo secondo livello una volta che, scommettendo, inizia a rimetterci denaro. La persona sente la spinta a “rifarsi” delle perdita e a rincorrere, invano, le vincite. Le relazioni interpersonali generalmente si deteriorano e le finanze peggiorano in quanto il giocatore ha bisogno di somme di soldi sempre più ingenti da investire nell’azzardo, mentendo a familiari e amici sul suo comportamento compulsivo;
fase della disperazione: a questo punto la persona ha dato fondo a tutto il denaro posseduto dalla famiglia e da se stesso e vive sentimenti di forte angoscia. Chiuso nel circolo vizioso della perdita e della rincorsa della stessa, il giocatore vive sentimenti di forte disperazione e angoscia; Pur di continuare a giocare si lascia coinvolgere in attività illecite, appropriazione indebita, assegni scoperti o furto. La persona è convinta di poter restituire i soldi avuti illegalmente a seguito di una futura cospicua vincita, che continua invano a rincorrere. Il depauperamento del patrimonio finanziario e i problemi connessi al gioco lo portano ad avere idee suicidarie o fantasie di fuga per mettere fine alla situazione che ormai non è più sotto il suo controllo;
• fase della rinuncia: sotto le continue pressioni del coniuge, dei familiari o del datore di lavoro il giocatore può richiedere aiuto e cercare il trattamento per liberarsi dalla sua malattia. Posso presentarsi: depressione, pensieri o idee suicidari, sintomi da stress, insonnia.

La letteratura scientifica si è molto interessata del legame tra il gioco d’azzardo e il profilo di personalità degli individui che ne sono affetti. Una ricerca (Hodgins et al., 2011) ha indicato la prevalenza di disturbo ossessivo compulsivo e narcisistico di personalità tra i giocatori patologici. Un altro studio (Blaszczynski et al., 1998) ha dimostrato che soggetti con disturbo di personalità borderline, istrionico e narcisistico presentano alti livelli di impulsività e instabilità affettiva. Tedeschi e colleghi (2012) hanno evidenziato che l’impulsività, la ricerca di nuove ed emozionanti esperienze (i soggetti che presentano questi tratti psicologici vengono chiamati novelty seekers) e l’esigenza di sperimentare il rischio (i soggetti che presentano questo tratto psicologico insieme alla ricerca di emozioni forti, vengono chiamati sensation seekers) sembrano essere terreno fertile per lo sviluppo di un comportamento patologico verso il gioco. Per queste persone il gioco d’azzardo è una via di fuga dalla noiosa quotidianità, un modo per provare nuove esperienze e forti emozioni. Nei giovani la ricerca di esperienze nuove e eccitanti potrebbe essere elemento incoraggiante al gioco d’azzardo; l’impulsività favorisce il mantenimento del comportamento di gioco piuttosto che eliminarlo.

Altri ricercatori (Varango et al., 2012) hanno identificato 4 tipologie di giocatori patologici che coincidono con quattro profili di personalità:
Tipo I. Il soggetto è emotivamente instabile, presenta tratti di personalità schizoide (la caratteristica principale è l’essere distaccati emotivamente dalle persone e dalla realtà circostante). Questi soggetti non hanno alcun controllo sugli impulsi e sono propensi all’abuso di alcol e droghe anche in età precoce.
Tipo II. La persona presenta alti livelli di evitamento, abusa di alcol e ha un disturbo di personalità francamente schizoide.
Tipo III. Il soggetto ricerca attivamente la ricompensa (in questo caso la vincita) e le sensazioni forti. Tuttavia non presenta alterazione psicopatologiche come i due tipi sopra.
Tipo IV. La persona è molto produttiva, si adatta facilmente alle varie situazioni. Non presenta disturbi di abuso di alcol e sostanze né alterazioni psicopatologiche ad esse legate. 4
Un altro fattore molto studiato è la relazione tra gambling e altre forme di abuso. Dalla letteratura emerge che di sovente il comportamento di gioco patologico si associa all’uso di stupefacenti e all’abuso alcolico. I giocatori patologici sembrano preferire, tra le droghe, le amfetamine al fine di potenziare le proprie facoltà cognitive nel gioco, aumentare il livello di concentrazione, mantenere l’attenzione focalizzata e migliorare la memoria (Clauson et al., 2010). Le droghe ovviamente incrementano sinergicamente il piacere, il benessere che deriva dal comportamento di rischio posto in atto.

Da un punto di vista neurobiologico sono molteplici i neurotrasmettitori implicati nella dipendenza da gioco, primi tra tutti la dopamina. Questa sostanza chimica, presente nel nostro cervello, riveste un ruolo centrale nella percezione del piacere (sistema della gratificazione) così come nei processi cognitivi quali l’apprendimento, la memoria e la motivazione. La percezione di piacere è dovuta dalla scarica di dopamina in un sito del cervello chiamato nucleo accumbens. Anche la serotonina è rilevante nel comportamento da gioco patologico: infatti essa modula l’inibizione comportamentale e l’aggressività. Questi due sistemi neurotrasmettitoriali rivestono un ruolo importante nei comportamenti sia nella fase d’avvio del gioco che di mantenimento dello stesso, agendo sul meccanismo di rinforzo a cui i giocatori patologici, come le persone con altri disturbi della perdita del controllo, sono molto sensibili (Varango et al., 2012).

Insito nel comportamento di gioco è l’attesa di un premio immediato. Attesa e immediatezza sono elementi fondamentali nel mantenimento del comportamento. Il giocatore di slot machine, per esempio, nel momento in cui abbassa la leva, prova una sensazione di benessere nell’attesa di ricevere il premio, in questo caso la vincita che potrebbe essere immediata. In realtà più spesso il risultato è una perdita ma questo paradossalmente consente di ripetere il gesto, di vivere l’attesa e la sensazione di piacere a seguito della scarica dopaminergica. Susseguono la memorizzazione e l’apprendimento del comportamento e si instaura la motivazione a rifare il gesto. La perdita mantiene il vizio. Il dopo temporale, non ha senso.
D’altra parte gli effetti piacevoli sono di grado elevato perché associati ad un brusco, rapido, aumento della dopamina dovuto, appunto, alla velocità con cui si mette in atto il comportamento di gioco. Infine ogni volta che gioca l’individuo vive nell’aspettativa di un premio imprevisto e tale aspettativa si rinnova ogni volta, ad ogni gesto. La quantità di dopamina diviene così, ripetutamente, sempre maggiore in previsione del premio atteso tanto da ridursi paradossalmente in caso che il premio stesso si realizzasse.
Quindi gli elementi che complessivamente “dannano” il giocatore sono l’attesa, l’immediatezza, il premio atteso ed imprevisto.

Tuttavia la perdita consente di ricominciare daccapo.