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dott. Giuseppe Montefrancesco

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Dott. Giuseppe Montefrancesco

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Cocaina e stati psichici alterati

Vi sono molti motivi per sconsigliare l’uso della cocaina, salvo, e forse, la libertà personale, la considerazione di non nuocere ad altri  (il che, peraltro, accade di frequente) e non ultimo l’aspetto illegale. Le mie sono considerazioni soprattutto di ordine medico pur comprendendo l’ingenuità del parere espresso e considerato che la cocaina ha un uso mondiale malgrado le note conseguenze negative sulla salute fisica e mentale. Qualcuno potrebbe aggiungere anche i costi in denaro per “mantenere il vizio” ma le dipendenze, qualsiasi tipo di dipendenza, non viene mai intaccata dai pur certi esiti negativi economici e salutari.
Valessero queste ragioni le dipendenze sarebbero già scomparse.

In riferimento agli effetti psichici della cocaina descrivo quanto può accadere.
All’assunzione di cocaina seguono tipicamente 4 differenti stati:
1. euforia,  con elevato benessere, accresciuta performance cognitiva e motoria, insonnia, anoressia
2. disforia, con tristezza, malinconia, difficoltà di concentrazione ed attenzione
3. paranoia, con sospettosità, paranoia, allucinazioni, panico
4. psicosi, con ideazione paranoide, allucinazioni, comportamento incomprensibilmente violento e aggressivo disorientamento, anedonia.

Questi numerosi effetti neuropsichiatrici sono, il più delle volte, sintomi psicotici transitori e certamente scompaiono con l’astinenza (però anche a distanza di anni persiste il ricordo dell’azione della cocaina ovvero l’esaltante pensiero di onnipotenza, ragione di possibile ricaduta). Non mancano inoltre semplici comportamenti stereotipati o anche comportamenti complessi ripetitivi come disegnare e scrivere.
Tutti coloro i quali gradiscono la sostanza riferiscono i sintomi sopra descritti se pure spesso non hanno caratteristiche rilevanti. La conseguenza che meno viene apprezzata è la rapida caduta degli effetti euforici, condizione che induce a ripetere l’uso dopo brevissimo tempo. Più o meno 20-30 min, non di più.
Per questo si dice che i cocainomani consumano tutta la sostanza a disposizione sino ad “ubriacarsi” di questa con il cosiddetto binge (sbornia, ubriacatura).
In queste occasioni il cocainomane può assumere cocaina ad alte dosi, ripetutamente e per diverse ore (binge); la pericolosità della sostanza è ovviamente aumentata con elevata minaccia di morte improvvisa. La comparsa di crisi convulsive o di problemi cardiaci o perché non c’è più sostanza o perché l’utilizzatore è esausto e compare il sonno, interrompono tale comportamento.
Il binge è seguito dal crash (accasciamento, collasso) durante il quale la persona esperisce uno stato di grave depressione, letargia, nervosismo, rabbiosità, insonnia, inappetenza; in una fase successiva può comparire bulimia, ipersonnia, iperattività ed anche rifiuto della sostanza. Stimoli di vario genere possono reinnescare il desiderio e così ricomincia la ricerca compulsiva della cocaina.

Certamente tra gli effetti psichici della cocaina il quadro psicotico è quello meno piacevole e più grave. Questa condizione è nota da sempre e in particolare nei reparti di pronto soccorso.
La cocaina può produrre questo anche in individui sani; è molto importante la quantità utilizzata della sostanza e l’eventuale esordio precoce dell’uso. Non ultimo il modo di somministrarsi la cocaina; sniffare causa meno frequentemente una vera condizione psicotica, a differenza di fumare (crack) o iniettarsi la sostanza.
Ovviamente la cocaina in pazienti affetti da schizofrenia intensifica la condizione psicotica anche per dosi considerate “usuali”.
Aggiungo che nel cocainomane oramai consolidato ovvero nell’uso continuo e ripetuto negli anni si generano caratteristiche tipiche del consumatore: diffidente, stabilmente paranoico, sospettoso, iroso e aggressivo; un pò paranoide.

Nei racconti che i pazienti mi hanno fatto delle loro esperienze, solo uno mi ha detto che con la cocaina  cercava proprio quel momento di pazzia, era quello che più lo divertiva.
“Allora dottore, guardi. La cocaina fa diventare pazzi.
Io mi rifornivo sulla piazza di Firenze; qui a Siena non c’era niente. Impossibile. Quindi dovevo andare in macchina a Firenze e già durante il viaggio mi eccitavo all’idea di quanto avrei fatto.
Allora compravo la roba e me la portavo in macchina. Mi mettevo dietro e con calma me la sniffavo piano piano. Me ne lasciavo sempre altra per fare dopo.
La prima sniffata era buonissima. Allora uscivo dalla macchina e mi immaginavo di essere inseguito dalla polizia, dai carabinieri. Mi muovevo tutto sospettoso e mi alzavo sempre il bavero per avere una faccia grintosa. Poi facevo il suono di una sirena e allora si che godevo. Mi buttavo sotto le macchine in sosta. Mi nascondevo sotto di queste e sparavo. Facevo rumore con la bocca. Da bambino sparavo con la banda e lo sapevo fare.
Dalle macchine passavo a nascondermi dietro gli alberi o dietro qualche muro. Facevo sempre gli spari o stavo in silenzio assoluto per non farmi sentire.
Questo durava tutto il tempo della cocaina che avevo”

g.montefrancesco