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Dott. Giuseppe Montefrancesco
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Emotional eating

Ogni volta che una persona obesa o in forte sovrappeso si rivolge alla nostra Unità Operativa per chiedere aiuto, uno dei temi principali che viene affrontato è proprio il legame tra alimentazione e stato emotivo. Infatti il comportamento alimentare emotivo o anche detto emotional eating è tipico delle persone obese che presentano una tendenza a mangiare generalmente in risposta alle emozioni, alla’umore depresso e a difficoltà nelle relazioni interpersonali.
Quello che succede a queste persone è perdere il controllo sul proprio comportamento alimentare a seguito di un determinato stato emotivo. Talvolta quest’ultimo è positivo, come nel caso dello stupore che segue la sorpresa, ma di solito l’impulso a mangiare è associato ad un’emozione negativa che spesso chiama in causa: ansia, rabbia, noia, frustrazione, sensazione di impotenza e vergogna. Il comportamento che si instaura è automatico e disattento. La persona impara a gestire e contenere le emozioni negative con il cibo. Esso calma o riempie un vuoto. Molti obesi dichiarano anche di usare il cibo per anticipare l’arrivo di un’emozione negativa, piuttosto che per contenerla, come racconta Anna, obesa di 40 anni:”Quando sto per entrare in ufficio mi sale l’ansia. So già che il capo mi darà filo da torcere. Ho bisogno di caricarmi e lo faccio con il cibo. Mi fermo al bar ingurgito due brioche e riparto verso il lavoro.

L’emotional eating è dettato da una vera e propria compulsione, non riuscire a farne a meno di mangiare, che come tale è persistente, immediata ed incontrollabile. Una delle sue caratteristiche principali è che questa compulsione non è mai scatenata da una reale sensazione di fame, bensì da una sola emozione, da più emozioni o da una miscela di emozioni che le rende difficilmente identificabili.
Così la persona, in preda allo stato emotivo, può spiluccare per tutta la giornata o per qualche ora o avere un singolo, breve intenso episodio di iperalimentazione. Un determinato stato dell’umore può infatti scatenare la voglia di un cibo specifico o una tipologia di cibi come per Loredana, obesa di 27 anni “Dolci. Dolci. Dolci. L’antidoto contro la noia.

Ma l’emozione che anticipa il comportamento alimentare può anche provocare un impulso a mangiare che non guarda in faccia al dolce o al salato, qualsiasi cibo può soddisfare questo desiderio irrefrenabile come per Stefano, obeso di 40 anni “Preferisco i dolci, ma non è detto. Posso mangiare qualsiasi cosa in quei momenti”.
Alla base della perdita di controllo vi è una mancanza di consapevolezza rispetto al comportamento di iperalimentazione e rispetto al motivo scatenante. Perchè di solito i mangiatori emozionali non hanno bisogno di cibo perchè affamati, ma come già detto, a causa di un’emozione o di uno stato emotivo complesso apparentemente non gestibile. La persona non riesce a smettere di mangiare, non percependo nemmeno la sensazione di pienezza. Quando il cibo ha spazzato via l’emozione negativa che ha scatenato il comportamento alimentare, esso cede il posto al senso di colpa per essersi sovralimentati, per essere capitolati e per aver mandato in rovina gli sforzi fatti fin ora per dimagrire o avere uno stile alimentare sano.
Quello che si crea è un circolo vizioso che si autoalimenta imprigionando il soggetto in uno stato difficile da gestire: l’emozione negativa scatena la voglia imminente e persistente di mangiare e si associa alla perdita di controllo di fronte al cibo che può essere assunto anche in dosi eccessive. Rimane così il senso di colpa che viene colmato ricercando altro cibo. Come si evince da quanto detto, la fame fisiologica, quella del classico  buco nello stomaco è molto diversa dalla fame emotiva, perchè quest’ultima non ha nulla a che fare il bisogno fisico di alimentarsi. La tabella di seguito presenta alcune delle differenze tra fame emotiva e fisiologica:

Fame emotiva Fame fisiologica
E’ improvvisa. Di colpo ci sentiamo affamati e nel giro di poco la voglia di cibo sale come un’onda passando da 0 a 100. E’ graduale. Lo stomaco brontola e continuerà a farlo in modo sempre più forte con il passare del tempo. Il nostro corpo ci sta dicendo che abbiamo bisogno di mangiare.
Il desiderio riguarda uno specifico alimento. Difficilmente un sostituto andrà bene. Nonostante vi possono essere preferenze per alimenti, queste sono flessibili. Siamo aperti a scelte alternative.
La fame si sente in bocca e in testa, perchè il pensiero del cibo bramato ci gira nella testa ed è irrefrenabile. La fame si sente nello stomaco che brontola, si ha una sensazione di vuoto e dolori tipici dei crampi per la fame.
E’ immediata. La fame emotiva dice Ho fame ora. C’è  il desiderio di ridurre l’emozione negativa con il cibo. E’ paziente. La fame fisiologica preferirebbe che si mangiasse presto, ma non ordina in questo preciso istante.
Si presenta in risposta ad un’emozione negativa. E’ una necessità fisiologica. Dopo 4-5 ore dall’ultimo pasto il nostro fisico ha bisogno di di nutrimento.
Il comportamento alimentare è automatico e distratto. La persona può ingurgitare una grande quantità di cibo rendendosene conto solo dopo aver mangiato. Il comportamento alimentare non si arresta di fronte al senso di pienezza che di solito la persona sente quando è ormai troppo tardi ed ha mangiato eccessivamente.
Il comportamento alimentare è consapevole, così come lo è la scelta del cibo. La persona interrompe il comportamento alimentare in risposta allo stimolo fisico della sazietà.
Il senso di colpa segue sempre il comportamento alimentare emotivo. Mangiare è un bisogno primario come respirare e dormire.

Fonte tabella.Virtue D. Constant Craving: What your food cravings mean and how to overcome them. Carlsbad (CA), Hay House, 1995).
Nelle persone obese i meccanismi che regolano la percezione di fame e di sazietà non  funzionano correttamente a causa degli stili alimentari non equilibrati, caratterizzati dal susseguirsi di periodi di dieta e di iperalimentazione. Le persone obese hanno una scarsa consapevolezza rispetto alla loro alimentazione emotiva ed i primi passi, durante il colloquio psicologico, vertono proprio ad indagare lo stile alimentare del soggetto. L’esperienza clinica mostra che nel corso dei colloqui le persone obese iniziano a fare attenzione a quelle emozioni che scatenano il comportamento alimentare, individuando un’associazione tra lo stato emotivo e la ricerca di cibo. Veronica, obesa di 33 anni dichiara ad esempio “Mi sono accorta che dopo aver litigato con mio marito vado sempre in cerca di cioccolata. Sempre. La compro apposta” .
Può essere utile mantenere un diario in cui si annota la situazione in cui è scatta l’alimentazione emotiva.
Come tutti i comportamenti anche questo può essere modificato, trovando strategie alternative alla gestioni delle emozioni. In questo senso la psicoterapia cognitivo comportamentale risulta essere il trattamento elettivo.

Dott.ssa Cinzia Di Cosmo   Riferimenti: Gremigni et al. (2011).

Emozioni e obesità pag 56-59) in Il problema dell’obesità. Maggioli Editore.