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Sentivo di non meritarmi nemmeno di respirare

I miei prolemi col cibo si materializzarono tra la fine della terza media e l’inizio delle superiori.
A causa di cure mediche a base di cortisone e di una cibodipendenza dovuta ad alcuni abusi subiti ad otto anni, ero davvero grassa. I compagni mi umiliavano, perfino quello che io credevo il mio migliore amico mi parlava alle spalle.

Non avevo nessuno, ero sola e imbarazzante, sentivo di non meritarmi nemmeno di respirare: o cambiavo o mi uccidevo. Sostanzialmente quell’anno salii sulle montagne russe. Da 70 kg a 48 per 157 di altezza, i miei si spaventarono e per far vedere loro che mangiavo iniziai a vomitare. Passai due anni nel buio più totale. Vomitavo sei volte al giorno, mi picchiavo, mi mordevo, mi tagliavo. Mi imbottivo di lassativi, analgesici e fermenti lattici, pasticche omeopatiche alle erbe. Ero uno zombie di 51 kg. Amavo la sensazione di sfogo che mi dava il vomito ma ero come una drogata, non avevo più una testa. Da quel momento con me nel mio percorso iniziò ad esservi la migliore amica del mio ragazzo, con la quale scoprii avere moltissimo in comune.

Mi facevo schifo e per amore del mio ragazzo, col quale intrattenevo una relazione ossessiva, decisi di smettere con la bulimia ma volente o nolente scesi ancora di peso. Entrai in quarta superiore a 40 kg. Mi vedevo enorme, un’obesa informe. Con la testa non ci stavo più. Credendo di stare meglio andai da una psicologa in un consultorio ma quando mi propose esami in ospedale scappai. Mese dopo mese riacquistai lentamente peso. Ormai non sapevo più mangiare. Facevo uno, due pasti al giorno, liquidi per lo più. Questo era fino a un anno fà. Nell’anno in corso attualmente mi sto facendo seguire da una terapista e da un alimentarista ma a causa della mia cibodipendenza ho ripreso molto peso, tanto da avermi fatto ancora vomitare spesse volte. Ho capito che voglio una vita oltre a tutto ciò, vorrò un figlio, una famiglia e, anche se ne sarei in grado, non posso di nuovo tornare a 40 kg smettendo di mangiare, dovrei provare a dimagrire in maniera sana almeno.

A parte tutto ciò io a 55 kg non ci posso proprio vivere, sto sperando di fidarmi dei miei dottori per una volta e non di sparire dopo le prime visite come ho fatto in passato, in famiglia non ho mai avuto aiuto, fuorchè economico per i miei problemi col cibo. Vorrei che tutte quelle persone che possono salvarsi o salvare qualcuno dai disturbi alimentari ci mettessero tutto l’impegno del mondo. E’ un incubo e io non ho ancora trovato chi mi aiuti ad uscirne.

 

Roberta, 18 anni

 

tags: #18 anni #cibodipendenza #disturbi alimentari

Una replica a “Sentivo di non meritarmi nemmeno di respirare”

  1. Dott.ssa Cinzia Di Cosmo ha detto:

    Cara Roberta,

    grazie per aver condiviso con noi la tua toccante storia, ma soprattutto il tuo vissuto di dolore. Perché di questo si tratta non è vero?

    L’anoressia e la bulimia sono disturbi molto potenti, la malattia ci parla e ci impone con tutta la sua forza di rinunciare al benessere, di essere magri, sempre più, di rinunciare alla vita sempre più. E il dolore che si prova è profondo, profondissimo.
    Molte ragazze come te lottano per uscire da questo incubo, per scendere “dalle montagne russe” e riprendere il percorso di crescita.
    Chiedere aiuto è un primo passo molto importante. Adesso è il momento di scommettere, di fidarti della tua terapeuta e della tua dietologa, ma soprattutto ti tentare di fidarti di Roberta.
    Sei ancora attaccata alla sponda del fiume che hai paura di attraversare. La malattia ti richiama con veemenza a rimanere su quel lembo di terra, la malattia si nutre dei tuoi pensieri ossessivi sul cibo, le calorie e le forme del corpo, mentre tu via via perdi pezzi di te stessa. Non sei sola. Chiedendo aiuto sei salita sulla barca, accanto a te la tua terapeuta.
    Prendi in mano i remi, in lontananza vi è l’altra sponda, vai verso là dove c’è il tuo futuro, là dove ci sono la spensieratezza, là dove non c’è posto per le ossessioni, ma c’è la tua adolescenza fin ora bloccata, là dove ci sono gli amici, le scelte e gli sbagli che farai, la donna, la madre che un giorno diventerai.
    I remi li hai tu, stretti nella tua mano. La tua terapeuta sarà li con te. Vi bagnerete insieme se diluvierà e gioirete insieme al primo squarcio di sole. E se avrai momenti di debolezza, lei sarà ancora lì con te, ti passerà di nuovo i remi e tu tornerai a navigare. Lo farete insieme, fino a toccare terra. Insieme.
    E’ un percorso molto tortuoso, terribilmente doloroso e angosciante. Non sei sola. Sali sulla barca. Vedrai che remando il vento ti sarà favorevole.
    Noi siamo qui se hai bisogno.

    Dott.ssa Cinzia Di Cosmo

 

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