Cocaina, crack e free-base, quali le differenze.

dott. Giuseppe Montefrancesco

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Dott. Giuseppe Montefrancesco

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Semivita ed eliminazione urinaria

La cocaina ha una semivita relativamente breve approssimativamente 60 minuti ed è metabolizzata principalmente nel sangue ed i suoi metaboliti escreti nelle urine.
La durata e l’intensità degli effetti euforizzanti, come le reazioni tossiche o la severità dell’astinenza sono difficili da prevedere per la diversa tolleranza individuale, per il diverso contenuto di cocaina, la variabilità degli additivi e la via di assunzione.

L’eliminazione urinaria della cocaina e dei metaboliti è simile per tutte e tre le vie di somministrazione (circa il 70% della dose) con una minima quantità escreta come cocaina (<1%) e la maggior parte come benzoilecgonina ed ecgonina metilestere.
Nelle urine vi possono essere alcune piccole differenze nella quantità di metaboliti generati in funzione della via di somministrazione, con una percentuale leggermente inferiore di benzoilecgonina e una percentuale più elevata di ecgonina metilestere dopo aver fumato il crack rispetto alla somministrazione di cocaina tramite le altre 2 vie (sniffare ed endovena).
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Aspetto e modalità di assunzione

La cocaina si presenta in 5 diversi modi ed è diversamente usata; in realtà sia il crack che la cocaina free-base sono entrambe prive di acido cloridrico ed entrambe fumabili ma differenti nella procedura per ottenerle (vedi in basso).
1) – foglie di coca che vengono masticate.
Questa pratica è limitata alle popolazioni dei paesi produttori dell’America Latina e raramente causa dipendenza;
2) –  pasta di coca, estratto secco delle foglie di coca; si trova anche questo quasi esclusivamente nei paesi produttori ed è una mescolanza di alcaloidi dove la cocaina è presente per i ¾ . Si presenta come una polvere bianca o bruna di odore dolciastro.
La pasta è insolubile quindi non può essere ingerita, né inalata, né iniettata e viene solo fumata;
3) – polvere di cocaina cloridrato è la forma che più comunemente si può reperire nei paesi occidentali.
E’ una polvere cristallina, bianca, ha un sapore amaro ed è anestetizzante. E’ un sale e si ottiene dalla pasta sciogliendola in acido cloridrico. Questa è la forma che si può iniettare o sniffare; la seconda modalità è quella preferita dai consumatori abituali che dopo aver finemente tritato i cristalli per ottenerne una striscia lineare su un piano rigido “sniffano” la cocaina tramite una cannuccia al momento utilizzabile.
Una striscia contiene di solito dai 20 a 40 mg di cocaina, però i consumatori abituali raggiungono anche i 100 mg.
Se iniettata la dose è di circa 10 mg, in una soluzione acquosa, poiché il farmaco è idrofilo.
La cocaina cloridrato non può essere fumata perché si decompone alla temperatura necessaria per vaporizzarla, a differenza del crack o della free-base.
4) –  cocaina crack o free-base, ossia cocaina nella sua forma alcaloide, priva dell’acido cloridrico.
La cocaina cloridrato può essere facilmente convertita in crack prima dell’uso. La procedura può essere fatta dallo stesso consumatore (esistono anche dei semplici kit per ottenere il crack) oppure il prodotto può essere acquistato come tale (free base).
In linea generale, il crack si ottiene sciogliendo la polvere di cocaina cloridrato in acqua e mischiandola con soda (bicarbonato di sodio); in questo modo può essere bruciata e della stessa se ne inalano i vapori.
Si presenta come piccoli agglomerati solidi di vario colore, bianco o crema o trasparenti con tonalità gialle o viola. Queste forme solide (tipo cristalli) consentono alla cocaina di poter essere fumata perché sono sufficienti temperature notevolmente inferiori a quelle che sarebbero necessarie per la cocaina cloridrato (che viene infatti sniffata o assunta endovena)
In sostanza, la cocaina crack è una “formulazione” fumabile di cocaina (come la cocaina free-base) ed il suo nome deriva dal suono che producono i cristalli frantumati quando vengono bruciati e fumati.
Il crack è tipicamente fumato in pipe di vetro o di altro materiale, o anche in contenitori cilindrici , ovvero in comuni barattoli di alluminio modificati per accogliere e posizionare le scaglie di cocaina crack e quindi agire come fossero pipe o sigarette.
Gli effetti del crack sono potenti ed immediati al pari della somministrazione endovena.
Quando fumata la dose di crack varia dai 50 ai 250 mg.
5) – cocaina free-base. E’ questo un’altro modo che permette di fumare la cocaina, ma è meno frequente. Si tratta sempre di cocaina privata dell’ac. cloridrico.
La cocaina freebase comporta, per primo, lo scioglimento della cocaina cloridrato in acqua ed una sostanza alcalina, come l’ammoniaca, e poi di estrarre la cocaina base con l’etere o altra sostanza organica.
Infine sia l’etere o altra sostanza organica devono essere allontanate per evaporazione a mezzo del loro riscaldamento.
Si ottiene allora un residuo simile al crack che così può essere fumato. La procedura di estrazione aumenta la difficoltà e il pericolo di questo processo di conversione (ad esempio, incendio) tale che l’uso del crack è considerevolmente più comunemente che la cocaina freebase.

La cocaina può essere assorbita come tè, attraverso la pelle, attraverso il tratto gastro-intestinale; alcuni individui assorbono la cocaina con le chewing-gum o applicano la sostanza sui genitali.

Tmax – tempo per raggiungere la massima concentrazione nel sangue

– l’ingestione di cocaina raggiunge il Tmax molto lentamente
– la via endonasale (sniffare ) raggiunge il Tmax  entro 30-40 min
–  il fumo (crack e freebase) o endovena raggiungono il Tmax  plasmatica entro 5 min.

Tempo di azione

Sniffata 10-20 min
Ingerita 40-90 min
Endovena 5-10 min
Inalata (crack -free base) 5-10 min.

Abuso e dipendenza patologica

Gli effetti fisiologici e psicoattivi della cocaina sono simili indipendentemente dal fatto che sia sotto forma di cocaina cloridrato o di cocaina crack (cocaina base). Una volta che la cocaina ha raggiunto il cervello, in qualsiasi forma, essa produce gli stessi effetti.
Tuttavia, esistono prove ed evidenze che dimostrano una maggiore predisposizione all’abuso, una maggiore propensione alla dipendenza e conseguenze più gravi quando la cocaina viene fumata (cocaina base-crack) o iniettata per ev (cocaina cloridrato) rispetto all’uso intranasale (cocaina cloridrato), data l’immediatezza dell’azione ovvero il comparire degli effetti.
In sostanza la rapidità e l’ampiezza degli effetti sono fattori importanti nel determinare l’azione di rinforzo e quindi la propensione verso l’abuso e  la dipendenza patologia.
Fumare crack o iniettarsi cocaina producono entrambi, rispetto alla via intranasale (sniffare), livelli più rapidi e più elevati della sostanza nel cervello ma anche gli effetti scompaiono più rapidamente.

Elemento importante è anche la frequenza e la quantità di cocaina utilizzata che possono essere ugualmente elevati con l’uso di sniffare, come spesso, d’altronde, accade.
L’uso ripetuto di cocaina, induce tante altre gravi conseguenze specialmente sul sistema cardiovascolare e sulla psiche.

g. montefrancesco

Fonte

– Steven B. Karch, Pathology of drug abuse, Third Edition, pag.13-16.
– D. K. Hatsukami and M. W. Fischman, Crack cocaine and Cocaine hydrochloride. Are the differences myth or reality ?, JAMA, 1996, 276, 19, pag.1580-1588
–  N.I.D.A. (National Institute of Drug Abuse)
– www.insostanza.it