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Dott. Giuseppe Montefrancesco
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Il fumo “passivo” (nicotina passiva) aumenta la dipendenza?

L’esposizione al fumo passivo, come ad esempio all’interno di una vettura chiusa o comunque in un locale chiuso (non areato), mentre qualcun altro fuma, ha un diretto e misurabile impatto sul cervello e l’effetto è simile a quello che accade nel cervello di una persona che sta fumando. Secondo uno studio finanziato dal National Institute on Drug Abuse (NIDA), parte del National Institutes of Health, e pubblicato da Archives of General Psychiatry , l’esposizione al fumo passivo è in grado di evocare, tra i fumatori, il desiderio di fumare.

La ricerca, usando la tomografia a emissione di positroni (PET), ha dimostrato che 1 ora di esposizione al fumo passivo in uno spazio chiuso accumula nicotina in quantità sufficienti da raggiungere il cervello e legarsi ai recettori normalmente destinatari dell’esposizione diretta al fumo di tabacco. Questo accade nel cervello di fumatori e non fumatori. Precedenti studi avevano dimostrato che l’esposizione al fumo passivo nei bambini aumenta la possibilità che, in età adolescenziale, questi possano diventare fumatori e ciò, in più, rende ulteriormente difficile un loro allontanamento dal fumo in età adulta. Tali evenienze suggeriscono che il fumo passivo agisce sul cervello favorendo l’innesco dell’abitudine al fumo. “Questi risultati dimostrano che se una limitata esposizione al fumo passivo fornisce abbastanza nicotina al cervello da alterarne la sua funzione”, ha detto direttore NIDA Nora D. Volkow, MD ” croniche o pesanti esposizioni al fumo di seconda mano potrebbero far giungere al cervello concentrazioni di nicotina così elevate da spiegare l’aumentata vulnerabilità alla dipendenza da nicotina (da parte degli esposti).
“Lo studio fornisce chiare evidenze a sostegno delle politiche di divieto del fumo in luoghi pubblici, in particolare in spazi chiusi e in presenza di bambini”, ha dichiarato Arthur Brody, MD, del Dipartimento di Psichiatria e Scienze del Comportamento della UCLA e tra gli Autori del lavoro.

Conclusivamente La nicotina proveniente dal fumo di seconda mano (SHS, second hand smoking) è in grado di occupare a livello cerebrale, in fumatori e in non fumatori, i recettori nicotinici I4 I2 (nAChR, recettori nicotinici per l’acetilcolina). I risultati dello studio suggeriscono che tale esposizione rilascia una dose di nicotina sufficiente ad innescare nel cervello i processi che contribuiscono ad un consumo continuo di sigarette da parte dei fumatori. Lo studio ha implicazioni sia per la ricerca biologica nella relazione tra esposizione al fumo di seconda mano e consumo di sigarette sia per gli indirizzi di ordine pubblico (o di politica sanitaria) per quanto riguarda la necessità di limitare l’esposizione passiva al fumo nelle automobili e in altri spazi chiusi. Il report del Surgeon General ha concluso nel 2006 che il fumo passivo ha causato, negli adulti non fumatori, malattie cardiache e cancro polmonare e, nei bambini, diverse gravi condizioni di salute tra cui la sindrome della morte improvvisa infantile, infezioni respiratorie e casi di asma di piùdifficile controllo. Secondo i CDC (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie), quasi 50.000 morti l’anno possono essere attribuiti al fumo passivo.

g. montefrancesco

Arthur L. Brody, MD; Mark A. Mandelkern, MD, PhD; Edythe D. London, PhD; Aliyah Khan, BS; Daniel Kozman, BS; Matthew R. Costello, BA; Evan E. Vellios, BS; Meena M. Archie, BS; Rebecca Bascom, MD; Alexey G. Mukhin, MD, PhD, Effect of Second hand Smoke on Occupancy of Nicotinic Acetylcholine Receptors in Brain, Arch Gen Psychiatry. Published online May 2, 2011. doi:10.1001/archgenpsychiatry.2011.51 NIDA News Release, 2 may 2011-05-15