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Dott. Giuseppe Montefrancesco
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Sballarsi è parola vecchia?

L’U.O. Prevenzione Dipendenze Patologiche sta realizzando da circa un mese un’indagine sul patrimonio linguistico posseduto dalla popolazione della Provincia di Siena su droghe e comportamenti compulsivi. Nel corso della prima sessione di questa indagine siamo stati in alcune scuole superiori della Provincia ed è avvenuto un fatto curioso. Il questionario di rilevazione utilizzato per questa ricerca chiede ai partecipanti delle associazioni di senso capaci di definire alcune parole chiave del fenomeno. Tra queste ultime ce n’è stata una “sballarsi” che ha evidentemente disorientato una larga parte del campione di studenti con meno di diciassette anni. Qualora questa “mancanza” di cognizione ed uso della parola fosse confermata dal resto del campione con medesima età, il dato risulterebbe interessante. Sballarsi diventerebbe infatti una parola sul viale del tramonto. Nuovi sinonimi, naturalmente, sono già là a colmare il progressivo vuoto lasciato dal verbo ed un potenziale revival del termine ne garantirebbe comunque nuova circolazione; pur tuttavia è interessante rilevare come dietro questa “uscita di scena” (o “uscita di bocca” per così dire) di “sballo” e “sballarsi” possiamo rintracciare gli effetti di un percorso che vede le sue origini proprio nella storia etimologica e nell’uso sociale ad essa correlato di questa parola. Aprendo un qualsiasi dizionario della lingua italiana possiamo leggere quanto segue:

Sballo [sbàl-lo] sost. maschile. 1. situazione eccitante e molto piacevole nel linguaggio giovanile 2. gerg. forte eccitazione provocata da una dorga

Sballare [sbal-là-re] verbo tr. 1 togliere dall’imballaggio 2 dire cose inverosimili, raccontare frottole; verbo intransitivo (aus. avere) 1. nei giochi di carte, superare il punteggio massimo e perdere 2. sbagliare in un calcolo, superando la cifra giusta 3. gerg. essere sotto l’effetto di una droga

Nessuna di queste definizioni rende merito alla reale etimologia storica del termine. “Sballo” infatti, secondo il dr. Giuseppe Montefrancesco,è una parola diffusasi diverse decine di anni fa, con particolare eco nel mondo giornalistico a cavallo tra gli anni settanta ed ottanta, in probabile riferimento ad una alterazione del ballo. Il “ballo” è un’attività umana antichissima centrata sulla capacità di muoversi a ritmo in relazione ad una musica. Lo “s-ballo” recupera la gratificazione del ballo, gli effetti neurobiologici di questo, portandoli oltre e perdendo l’elemento che rendeva tale attività equilibrata: la capacità di mantenere un ritmo. “Sballarsi” potrebbe quindi, sempre cercando di interpretare una creazione originaria del termine che sicuramente – come spesso accade – fu casuale ed episodica quanto la sua propagazione successiva, provenire da questa interpretazione di un fenomeno che dava gratificazione, eccitazione, senso di appagante liberazione, senza tuttavia incanalarsi in un processo di equilibrio (rappresentabile dal ritmo) ed arrivando in conseguenza ad una condizione individuale di alterazione. Oggi, nell’epoca della frammentazione dell’esperienza del ballo – sempre più individuale e sempre meno fenomeno culturalmente fondante della socializzazione soprattutto tra generi – questo termine perde terreno, ovvero perde basi di richiamo nell’immaginario creato con l’esperienza reale di chi parla.
Per questo “sballarsi” diventa solo una parola apprendibile dai giornalisti – di una certa età – che ancora se ne servono, o dai ricercatori che, come noi, sperano di intercettare questi fenomeni durante il loro incedere rivelatore.

Dr. Francesco Sanna