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Dott. Giuseppe Montefrancesco

Cocaina e litio nei disordini bipolari.

Recenti studi hanno offerto un modello interpretativo delle interazioni geni-ambiente associando gli effetti del trattamento con sali di litio nei disturbi dello “spettro bipolare” (BD) all’uso di cocaina; quest’ultimo rappresenta, spesso, una condizione di co-morbidità in corso di tale disturbo (McEachinet al 2010).

I disturbi bipolari, condizioni psichiatriche un tempo indicate col termine di “malattia maniaco-depressiva”, sono caratterizzati da alterazioni affettive e dell’umore, con manifestazioni che vanno da gravi depressioni all’esplodere di episodi maniacali, includendo una forte (~15%) tendenza al suicidio. Si calcola che tale condizione interessi 1-3% della popolazione, con una distribuzione familiare suggestiva di una eredità poligenica della suscettibilità a manifestarla (Escamilla e Zavala, 2008). Una delle terapie di maggiore efficacia è quella a base di litio il cui meccanismo di azione non è ancora ben noto ma è ipotizzabile possa esercitarsi attraverso una espressione differenziale di geni attivi nelle vie di trasduzione di segnale, disorganizzate nella malattia.
Attraverso analisi che hanno utilizzato le metodiche CGH-array (Comparative Genomic Hybridization) ed rt-QPCR (studio condotto su 10 linee cellulari derivate da soggetti affetti dal disturbo e deceduti), questa ipotesi sembrerebbe documentata, attraverso la identificazione di profili differenti di espressione di geni che rappresentano la firma (genomic signature) del trattamento con litio: 12 di questi geni risultavano, infatti, espressi in modo significativamente differenziale in caso di terapia.
Questi geni compongono e si inseriscono in una rete di interazioni su cui sembra agire anche la cocaina (soprattutto i geni FOS, FOSB e NR4A2) (McEachinet al 2010), rendendo plausibile anche dal punto di vista biochimico e molecolare una sorta di convergenza sulle stesse vie di segnale, nota epidemiologicamente tra BD ed uso di cocaina; l’uso di cocaina è 5 volte superiore nei soggetti BD rispetto alla popolazione generale.
Dei geni che partecipano a questa rete/i di segnale, 28 sono risultati essere target di numerosi farmaci noti che assumono quindi la potenziale, ma immediata, veste di candidati per sperimentazioni terapeutiche. Dati i livelli di interazione, il numero di geni che ne fanno parte e la presenza di molti farmaci che sappiamo agire sull’espressione di tali geni modulando la rete di interazione, esiste infatti la potenzialità per applicazioni terapeutiche di nuova concezione, sia nel trattamento dei disturbi bipolari sia sulla dipendenza da cocaina.

Alfredo Orrico

  • McEachin RC, Chen H, Sartor MA, Saccone SF, Keller BJ, Prossin AR, Cavalcoli JD, McInnis MG. A genetic network model of cellular responses to lithium treatment and cocaine abuse in bipolar disorder. BMC Syst Biol. 2010;4:158.
  • Escamilla MA, Zavala JM: Genetics of bipolar disorder. Dialogues Clin Neurosci 2008, 10:141-152.