Oppiacei – Oppioidi – Oppio

Foto dott. Giuseppe Montefrancesco
Responsabile del sito
Dott. Giuseppe Montefrancesco

Oppiacei – Oppioidi – Oppio

Con oppiacei si indicano sostanze naturali che derivano dall’oppio; con il termine oppioidi si indicano, correttamente, solo i peptidi oppioidi sintetici.
Attualmente si può utilizzare in maniera interscambiabile il termine oppioide o oppiaceo per indicare sia le sostanze naturali che sintetiche o semisintetiche, con attività agonista o antagonista. Quindi, estensivamente, per tutte le sostanze che abbiano l’attività funzionale e farmacologica di un oppiaceo.
Obiettivo principale degli oppioidi è l’effetto analgesico.
Il termine narcotico viene associato a qualsiasi farmaco che induce il sonno, se pure è più spesso usato per riferirsi agli oppiacei o a qualsiasi altro composto in grado di indurre tolleranza, abuso o dipendenza.

Sistema oppioide endogeno
L’interazione tra i peptidi oppioidi e il nostro sistema biologico avviene attraverso un complesso sistema endogeno (presente nell’organismo), detto appunto sistema oppioide endogeno che prevede la presenza di peptidi oppioidi endogeni e di recettori per gli stessi.

I primi, i peptidi oppioidi endogeni, sono sostanze presenti nel cervello e sono rappresentati principalmente dalle endorfine, encefaline (enkefaline) e dinorfine.
Si possono ulteriormente distinguere in:
– beta endorfina
– endomorfina-1, alfa-neoendorfina,
– met-encefalina e leu-encefalina,
– dinorfina A e dinorfina B,
– nocicettina (orfanina FQ)

I secondi, i recettori, strutture biologiche a mezzo delle quali gli oppioidi agiscono, sono divisi in 3 classi principali: μ, δ e k, (rispettivamente mu, kappa e delta).
Sono stati anche ipotizzati sottotipi recettoriali (μ1, μ2, μ3; δ1 δ2 ; k1 k2 k3) derivati da modificazioni della sequenza genica.
I recettori oppioidi sono ampiamente distribuiti nel cervello, nel midollo spinale e in altri tessuti, quello vascolare, cardiaco, intestinale, polmonare, in cellule del sistema immunitario e in cellule infiammatorie circolanti e non.
Gli effetti degli oppioidi sono in coerenza con la differente densità e la differente distribuzione di questi recettori.
I recettori di tipo μ sono i più diffusi e abbondanti e mediano la maggior parte degli effetti farmacologici degli oppioidi. La somministrazione di una dose di morfina produce numerosi effetti acuti sul SNC e periferico e su altri apparati, in conseguenza della stimolazione dei recettori di tipo μ. Questi effetti costituiscono la base farmacologica dell’impiego clinico degli oppioidi, delle reazioni avverse e giustificano le controindicazioni. Animali, geneticamente modificati, che non hanno i recettori μ non esibiscono gli effetti comportamentali indotti dagli oppioidi né diventano fisicamente dipendenti quando viene data loro la possibilità di assumere oppioidi.

Il recettore è una proteina che può essere localizzata nella membrana cellulare o all’interno della cellula e che si lega con una sostanza specifica, definita ligando, causando nel recettore una variazione conformazionale in seguito alla quale si ha l’insorgenza di una risposta cellulare o un effetto biologico. In modo semplice possiamo paragonare il recettore ad una serratura e il ligando ad una chiave; la chiave apre la serratura e la porta si apre, ovvero avviene l’effetto biologico.

Oppio

L’oppio viene ottenuto per incisione delle capsule immature di Papaver somniferum da cui fuoriesce il lattice (resina). La pianta del Papaver somniferum è originaria della Regione Mediterranea ed è coltivata ormai in quasi tutto il mondo.
A contatto con l’aria, il lattice diventa più scuro e di consistenza più densa; una volta raccolto e lavorato, sotto forma di tavolette o pani, può essere consumato direttamente o usato per la trasformazione nei suoi derivati naturali.
Nell’oppio sono stati identificati 20 differenti tipi di alcaloidi; di particolare importanza sono la morfina (presente tra l’8 e il 20% dell’oppio essiccato), la codeina, la tebaina, la papaverina e la noscapina. Da questi sono stati ottenuti centinaia di altri derivati: oppiodi semisintetici (tra cui l’eroina) o sintetici, come il metadone, la pentazocina, il fentanil, la loperamide.

Alcaloidi naturali
Fenantrenici
Morfina
Codeina
Tebaina
Benzil-isochinolonici
Papaverina
Noscapina

Prodotti di sintesi
Metadone
Pentazocina
Fentanyl
Butorfanolo
Loperamide
altri

Derivati semisintetici
Dalla morfina si ottiene: eroina  apomorfina  ossimorfina  idromorfina et al.
dalla codeina si ottiene: (previa trasformazione in metilmorfina) naloxone  naltrexone et al.,
dalla tebaina si ottiene: buprenorfina ossicodone et al.,

La morfina viene ricavata dall’oppio e si può dire sia il principale alcaloide dell’oppio; essa è ancora lo standard di riferimento dell’efficacia di nuovi composti analgesici. E’ stata isolata nel 1806 e chiamata morfina da Morfeo.
L’oppio viene fumato in pipe adatte, con uno stelo molto lungo e all’estremità un apposito braciere o un forellino in cui vengono adagiate e bruciate le “palline” di oppio; esso può anche essere ingerito e in tal modo i suoi effetti compaiono con maggiore rapidità.
Il composto induce euforia seguita da uno stato di beatitudine contemplativa.
Il pensiero appare più lento ma più acuto, incisivo e creativo. Realtà e immaginazione si sovrappongono e si confondono in una condizione di benessere, di estrema piacevolezza, di sonno pieno di sogni ed ogni sensazione sgradevole scompare. Il soggetto vive un pieno benessere psicofisico. Con il tempo sopravvengono la tolleranza e la dipendenza fisica e psichica con segni e sintomi astinenziali entro circa 12 ore dalla cessazione dell’uso.
Progressivamente l’individuo diviene apatico, perde ogni interesse per la famiglia, le relazioni, il lavoro e la cura di sé; presenterà astenia, perdita dell’appetito, dimagrimento sino alla cachessia.
Il laudano o tintura di oppio è un prodotto galenico (perché preparato in farmacia) usato in passato soprattutto come sedativo della tosse o come rimedio alla diarrea e ai dolori addominali; ora è sostituito da analoghi prodotti di sintesi.