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Dott. Giuseppe Montefrancesco
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La depressione e la mancanza di ricompense

Lo studio dimostra che la depressione interessa la parte del cervello che è implicata nella non-ricompensa, la corteccia orbitofrontale laterale, tale che coloro che soffrono di questa malattia, proprio a causa di una mancanza di ricompense, sentono un senso di perdita e di frustrazione.
Questa zona del cervello, che si attiva quando il premio non viene ricevuto, è inoltre collegata con la zona cerebrale coinvolta nel senso del sé e ciò potrebbe condurre a pensieri di perdita della propria identità e ad una bassa autostima.
La depressione è anche associata a ridotte connessioni tra la zona del cervello associata alla ricompensa, corteccia orbitofrontale mediale, e quella associata alla memoria e questo potrebbe spiegare perchè i malati di depressione focalizzano meno i ricordi felici. Queste nuove scoperte, andando alla radice della malattia, potrebbero preannunciare una svolta nel trattamento della depressione e aiutare i pazienti a smettere di concentrarsi sui pensieri negativi.
Lo studio multicentrico è stato condotto da ricercatori americani e cinesi; una osservazione ha interessato quasi 1000 casi in Cina sottoposti a risonanza magnetica ad elevata precisione per analizzare le connessioni tra corteccia orbitofrontale mediale e laterale.
Il professor Jianfeng Feng: “Più di 1 persona su dieci soffre di depressione nel corso della sua esistenza ed è una malattia così comune nella società moderna che possiamo trovare un farmaco antidepressivo come il Prozac nelle acque reflue dai rubinetti londinesi. La nostra ricerca, combinando una grande quantità di dati raccolti in tutto il mondo e nuovi metodi, ci permette di localizzare le radici della depressione e quindi aprire, in un prossimo futuro, a nuove strategie terapeutiche o migliorare i trattamenti terapeutici per questa orribile malattia”
Il professor Edmund Rolls : “Le nuove scoperte su come la depressione sia correlata ad una differente connettività funzionale della corteccia orbitofrontale hanno ovvie implicazioni per i trattamenti alla luce della recente teoria della non-ricompensa”

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