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Dott. Giuseppe Montefrancesco

La stimolazione cerebrale nella dipendenza da sesso, droghe ed altro.

Un nuovo studio sulla possibilità di intervenire su disagi comportamentali, come un ridotto desiderio sessuale, stati di impulsività o compulsività, dipendenze da droghe, a mezzo di differenti stimolazioni di specifiche aree cerebrali.
I ricercatori volevano osservare se la stimolazione cerebrale poteva essere usata per modificare la risposta di una persona ad una ricompensa primaria, intesa questa come quella che consegue all’espletamento di funzioni fondamentali per la sopravvivenza, cibo, sesso, accudimento parentale o interazione sociale. E’ noto che eventuali difficoltà nel circuito della ricompensa cerebrale (ricompensa che appunto viene ottenuta a seguito dello svolgimento delle funzioni di cui sopra) possono costituire la base di molti disturbi, come la depressione e la dipendenza da sostanze.
Bisogna comunque aggiungere che lo stesso circuito della ricompensa si “ammala” se viene mal adoperato, così come accade con l’uso continuo di droghe.

Per lo studio è stato reclutato un campione di 20 uomini e donne sessualmente molto attivi ed ad entrambi i soggetti sono stati somministrate due forme distinte di stimolazione cerebrale, intermittente e continua, attraverso l’uso di un generatore di campi magnetici in grado di interessare (eccitare) anche piccole regioni del cervello. Dopo ogni stimolazione, i partecipanti hanno completato una serie di compiti mentre veniva misurata la loro risposta cerebrale. In un solo compito, hanno tentato di “vincere” (di ottenere) più secondi di stimolazione sessuale (ovvero ottenere che venissero stimolati sessualmente per qualche secondo in più) L’EEG mostrava che il desiderio dei soggetti per questo premio aumentava o diminuiva a seconda del tipo di stimolazione cerebrale che avevano ricevuto (prima) in anticipo, rispettivamente una stimolazione continua o al contrario una intermittente.
Lo studio mostra come una modalità non invasiva di stimolazione cerebrale potrebbe essere utilizzata in forma di intervento sia in casi di difficoltà del desiderio sessuale ovvero per migliorare il processo di “abbandono” ad una attività sessuale, o, al contrario, per frenare l’impulsività in alcuni comportamenti problematici.
In sostanza, questo tipo di intervento (oramai in uso sempre meno sperimentale ed anche in Italia) interessa non solo il desiderio sessuale ma può essere utile in stati depressivi o nei disagi mentali che accompagnano le varie forme di dipendenza.

Montefrancesco

Nicole Prause, Greg J. Siegle, Choi Deblieck, Allan Wu, Marco Iacoboni.A -EEG to Primary Rewards: Predictive Utility and Malleability by Brain Stimulation.-PLOS ONE, 2016; 11 (11): e0165646.