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Correre e dipendenza

Come A? noto l’esercizio fisico migliora l’apparato cardio-vascolare, fortifica i muscoli, i tendini e le ossa, stimola la neuro plasticitA�, riduce l’ansietA�, allontana la depressione e promuove complessivamente uno stato di benessere.
Malgrado questi svariati benefici, l’attivitA� fisica, quando praticata in maniera eccessiva puA? sviluppare un comportamento dipendente.
I “podisti”, ad esempio, riferiscono di:

  • avvertire uno stato di benessere dopo uno sforzo prolungato e impegnativo;
  • sentire la necessitA� di aumentare la distanza da percorrere per raggiungere il medesimo stato di benessere;
  • avere difficoltA� nelle interazioni sociali;
  • accusare sintomi di astinenza con depressione, irritabilitA� ed ansia quando non viene data loro occasione di correre.

Durante l’esercizio vi A? il rilascio di oppiacei endogeni ovvero delle endorfine e tale rilascio A? direttamente correlato all’intensitA� dell’attivitA� fisica; piA? si fa esercizio piA? ci si regala endorfine e quindi benessere.
Le conseguenze prima riferite appaiono ovvie e scontate; si potrebbe dire che l’esercizio fisico induce incremento di oppiacei endogeni in maniera molto simile alla somministrazione di droghe di tipo oppioide. Le proprietA� gratificanti dell’esercizio fisico sembrano conseguenza della diretta attivazione della via dopaminergica (sistema della gratificazione) o dell’attivazione indiretta del sistema endogeno degli oppioidi.
Una sperimentazione su animali sembra confermare quanto detto.
Per osservare la potenzialitA� di indurre dipendenza da parte dell’esercizio, circostanza che si puA? esprimere con sintomi astinenziali, sono stati studiati tre gruppi di animali:

  • uno inattivo con libero accesso al cibo;
  • uno attivo la stessa possibilitA� di mangiare;
  • un terzo gruppo attivo ma con la possibilitA� di mangiare solo un’ora al giorno, posto perciA? in condizione di fame.

Per calcolare lo sviluppo di dipendenza, dato dall’esercizio, a tutti e tre i gruppi di animali veniva somministrato naloxone, un antagonista degli oppiacei in grado di scatenare uno stato astinenziale. Quali sono state le risposte? Gli animali che hanno mostrato piA? gravi segni astinenziali erano quelli dei due gruppi attivi (l’attivitA� aveva elevato loro gli oppiacei endogeni) e quindi risentivano dell’azione del naloxone; tra questi, la sindrome astinenziale era di minore gravitA� nel gruppo che aveva libero accesso al cibo. Non sono stati evidenziati effetti del nalaxone negli animali inattivi.

In conclusione, secondo gli autori, potrebbe essere possibile sostituire l’assunzione di droghe con un comportamento di ricompensa naturale: correre.

Kanarek RB et al, Running and Addiction: Precipitated Withdrawal in a Rat Model of Activity-Based Anorexia. Behavioral Neuroscience 2009,123;4,905-912.

 

Dr. Giuseppe Montefrancesco, responsabile Ce.S.Di.P.

Una replica a “Correre e dipendenza”

  1. […] Il perché risiede proprio in una motivazione scientifica: “Durante l’esercizio vi è il rilascio di oppiacei endogeni ovvero delle endorfine e tale rilascio è direttamente correlato all’intensità dell’attività fisica; più si fa esercizio più ci si regala endorfine e quindi benessere. Le conseguenze prima riferite appaiono ovvie e scontate; si potrebbe dire che l’esercizio fisico induce incremento di oppiacei endogeni in maniera molto simile alla somministrazione di droghe di tipo oppioide. Le proprietà gratificanti dell’esercizio fisico sembrano conseguenza della diretta attivazione della via dopaminergica (sistema della gratificazione) o dell’attivazione indiretta del sistema endogeno degli oppioidi.” (FONTE: insostanza.it) […]

 

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