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Dott. Giuseppe Montefrancesco
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La lobotomia nel trattamento delle dipendenze

Nel 1935, il medico portoghese Egas Moniz eseguì la prima leucotomia prefrontale, nota anche come lobotomia frontale. In assenza di efficaci trattamenti per gravi malattie psichiatriche, questa procedura fu ampiamente accettata.

Alla fine del 1940, oltre 10.000 persone furono trattate con la psicochirurgia, nonostante la mancanza di prove attendibili sulla sicurezza e l’efficacia scientifica.

Nel 1954 il farmaco antipsicotico clorpromazina fu approvato e segnò il declino della psicochirurgia. Verso la metà del 1960, diversi gruppi hanno tentato di trattare la dipendenza chirurgicamente asportando diverse aree del cervello. Una revisione di Stelten ha mostrato che oltre 400 pazienti sono stati trattati con cingolatomia anteriore.
In un gruppo di 300 eroinomani russi è stato trattato con bilaterale cingolotmia fino all’inizio del 2000. Basandosi su standard etici e scientifici di oggi, queste pubblicazioni sono state giustamente criticate, in quanto non è chiaro se tutti i pazienti e i loro tutori abbiamo dato un consenso informato prima dell’intervento chirurgico.
Inoltre, i risultati sono molto variegati, le complicanze non sono state completamente documentate, i tassi di abbandono sono stai alti, e non c’erano gruppi di controllo. Medvedev, in una recente pubblicazione ha rivisto gli approcci chirurgici per il trattamento ablativo delle malattie psichiatriche da cui si può trarre benefici almeno per interventi sulla schizofrenia e sulla dipendenza.
Tuttavia questa pubblicazione non ha preso in considerazione due pubblicazioni sull’ablazione NAc per trattare la dipendenza.

Nel 2003 , Gao ha pubblicato i risultati di 28 pazienti con dipendenza da eroina, di cui 11 rimasero astinenti per i mesi successivi all’intervento. Wu et al, ha pubblicato risultati simili nella dipendenza da alcol: 9 su 11 pazienti sono rimasti astinenti per almeno sei mesi successivi all’intervento Sebbene entrambi i gruppi trattati psicochirurgicamente abbiamo dato esiti positivi più o meno uguali, tuttavia gli effetti collaterali sono apparsi diversi nei due studi. Mentre Gao ha riferito che oltre il 19% dei pazienti trattati soffrivano di problemi dovuti ai cambiamenti del carattere e ai problemi di memoria, Wu non ha riportato alcun effetto collaterale dovuto all’intervento.

Tratto dall’articolo

Miller UJ., et al (2012) Deep brain stimulation of the nucleus accumbens for the treatment of addictio. Ann.N.Y.Acad.Sci , 1282,119-28.