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Dott. Giuseppe Montefrancesco

Remifentanil al posto dell’epidurale; sperimentato a Careggi

Il parto senza dolore ha un nuovo supporto farmacologico, a base d’oppio. Il reparto di anestesia del dipartimento materno infantile del Centro Ospedaliero Universitario di Careggi, diretto dalla dottoressa Anna Maria Melani, ha infatti condotto a termine una lunga sperimentazione del Remifentanil, oppioide di ultima generazione, iniettato per via endovenosa per “garantire alle donne che non possono e non vogliono sottoporsi all’analgesia epidurale” di ottenere comunque un “parto dolce”.

Delle mille pazienti oggetto della sperimentazione l’87% si è dichiarata pienamente soddisfatta, come nel caso della prima “cavia umana”, Eleonora Zanardelli che, come riportato da Libero-news, ha dichiarato “Quella di sottoporsi a questo tipo di analgesia è stata una scelta più che giusta, il dolore del parto è stato molto attutito e non ho risentito di alcun effetto collaterale in seguito”.

Il Remifentanil agisce a livello cerebrale sui recettori del dolore, in soli dieci minuti, elevandone temporaneamente la soglia di sopportazione da parte delle partorienti. Si tratta di una metodologia più  soft  dell’analgesia epidurale, che inibisce la sofferenza intervenendo direttamente sul sistema nervoso.

L’unico effetto collaterale pericoloso riscontrato in pochi casi è la diminuzione della frequenza respiratoria sia della mamma che del bambino, aspetto tipico degli oppiacei e dei farmaci oppioidi.

Tra le poche voci fuori dal coro, Il Corriere della Sera raccoglie quella di Guido Fanelli, esperto di antidolorifici, membro di un’apposita commissione ministeriale:
Il remifentanil crea un’anestesia dissociativa. Il paziente resta sveglio e non avverte dolore. Non dobbiamo dimenticare però che è molto potente, molto più della morfina e non è estraneo a complicanze. Oltre al fatto che può superare la barriera tra madre e feto. Insomma, definirla alternativa dolce mi sembra eccessivo anche perchè è un analgesico poco maneggevole. Mi chiedo inoltre se la sicurezza sia garantita anche nei casi in cui il parto si prolunga.

Dr. Francesco Sanna