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dott. Giuseppe Montefrancesco

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Dott. Giuseppe Montefrancesco

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La caffeina contro l’invecchiamento

La caffeina non è soltanto la sostanza che ci sveglia la mattina o ci risveglia durante la giornata.
È molto di più.
Innanzitutto, la caffeina è uno stimolante naturale ed è tra le sostanze più usate al mondo assieme alla cannabis, al kratom, alla nicotina ed altre.
A volte viene etichettata come la cocaina popolare.
E’ un alcaloide ossia una sostanza che proviene dal mondo vegetale, viene estratta da piante, ma ha attività anche negli esseri umani su quasi tutti i sistemi, principalmente sul sistema nervoso e cardiocircolatorio.

La caffeina è consumata per via orale, sia in bevande che attraverso farmaci, in particolare è tra quelli utilizzati in caso di mal di testa.

Gli effetti che certamente apprezziamo sono quelli di aumentare la concentrazione mentale e ciò in conseguenza della sua azione di causare un aumento transitorio di adrenalina e noradrenalina che stimolano il sistema nervoso simpatico.
È anche un diuretico e favorisce molte altre funzioni come ad es. quella sul tratto intestinale stimolando l’evacuazione.
La caffeina ha effetti collaterali noti che interessano soprattutto il sistema cardiovascolare con aumento della pressione e tachicardia; questo ovviamente può scatenare o peggiorare preesistenti malattie cardiache.

Quale è la misura di una corretta assunzione?
Due o tre tazze di caffè al giorno sembrano quelle che danno i migliori effetti; altrimenti (e questo accade con tutti gli stimolanti) subentra una rapida tolleranza e si ottengono solo gli effetti collaterali e non quelli “benefici”.

Le buone notizie sulla caffeina sono che, secondo varie ricerche, passate e presenti, chi consuma ed apprezza il caffè potrebbe “vedersi” allungare la vita.
Allora, come funzionerebbe la caffeina per garantire una vita lunga e speriamo felice ?
Attuali ricerche dimostrano – tenete conto che le osservazioni sono state fatte su un lievito – che la caffeina contribuisce a rallentare l’invecchiamento a livello cellulare attivando l’AMPK, una antica via di segnalazione chiave per la rilevazione dell’energia.
Utilizzando il lievito di fissione come modello per le cellule umane, gli scienziati hanno scoperto che la caffeina aumenta l’attività di questo enzima, aiutando le cellule a gestire lo stress, riparare il DNA, regolare la crescita e favorire la longevità.
(Il lievito di fissione, noto scientificamente come Schizosaccharomyces pombe, è un microrganismo fungino unicellulare eucariote che si riproduce dividendosi in due parti uguali per scissione binaria. È ampiamente impiegato nei laboratori di biologia molecolare e cellulare per studiare il ciclo cellulare, la divisione del nucleo (mitosi) e la citocinesi. Rispetto ad altri lieviti, possiede una struttura dei cromosomi e una regolazione del ciclo cellulare che ricordano le cellule degli organismi superiori e dei mammiferi. Contenuto prodotto dall’AI)