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dott. Giuseppe Montefrancesco

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Le droghe possono far male, ma il proibizionismo è peggio.

Il proibizionismo è un fallimento.
Non è in grado di governare il fenomeno delle droghe.
Peggio: lo aggrava, lo rende più diffuso e incontrollato e, quindi, più pericoloso.
La “guerra alla droga” ha prodotto costi enormi, carcere, inefficienza e corruzione, senza ridurre offerta e domanda, né proteggere la salute pubblica, alimentando un lucroso mercato illegale su cui prospera la criminalità.
E’ un politica dissennata.
E’ una scorciatoia ideologica dietro cui nascondere l’incapacità di governare il fenomeno.
Le droghe possono far male, ma il proibizionismo è peggio.

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Il proibizionismo è un fallimento, se ancora ci fosse bisogno di saperlo.
Basta leggere il rapporto europeo sulle droghe 2026.
Il documento dell’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA) è basato sui dati provenienti da 29 Paesi ed offre un quadro completo e aggiornato della situazione. Conferma ciò che da anni sostengono studiosi, esperti, operatori e che più modestamente andiamo ripetendo anche da questi microfoni: il proibizionismo non è in grado di governare il fenomeno delle droghe, peggio, lo aggrava, lo rende più diffuso e incontrollato e quindi più pericoloso.

L’Agenzia europea segnala come il mercato illegale sia sempre più complesso, multiforme e rapido, nell’adattarsi ai cambiamenti. Per eludere i controlli, le reti criminali diversificano rotte e metodi, usano porti i piccoli, i trasferimenti in mare, motoscafi, imbarcazioni, sommergibili droni, tecniche sofisticate di occultamento, impiego dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie.
La criminalità organizzata offre, con logiche industriali e di marketing, le droghe per espandere i mercati e trovare sempre nuovi acquirenti.

Il mercato è caratterizzata da sostanze più potenti, più pure e più imprevedibili.
Le nuove sostanze psicoattive (NPS), monitorate dall’Agenzia europea, sono ormai oltre un migliaio e in continuo aumento. Nel 2025 ne sono comparse circa 50, praticamente una alla settimana.
Al contempo, crescono i rischi legati al policonsumo, agli oppioidi sintetici, ai cannabinoidi sintetici e semi sintetici, a cocaina e crack, alla ketamina dirottata verso il mercato illegale.
Chi consuma non sa cosa si mette in corpo, i servizi sono costretti a inseguire il fenomeno.
La prevenzione viene soffocata dall’allarmismo e dalla paura.

L’esempio lampante di questa politica dissennata è la cannabis.
In Europa è questa la sostanza illecita più diffusa: 25 milioni di adulti ne hanno fatto uso.
Nell’ultimo anno, alcuni Paesi hanno avviato la riforma delle politiche in materia.
In Italia. invece, anziché disciplinare produzione, vendita e promuovere l’informazione sui rischi e prevenzione dei danni, con la scusa della droga il governo ha deciso di penalizzare l’intera filiera agroindustriale commerciale della canapa senza intaccare le organizzazioni criminali che spacciano prodotti adulterati con cannabinoidi sintetici.
Con il proibizionismo le sostanze vietate non scompaiono, diventano semplicemente incontrollabili.
Politiche come quelle del nostro attuale governo che, in nome di una presunta sicurezza pretende di risolvere il problema vietando, reprimendo e punendo, aumentando i reati e le pene, in realtà provocano un intollerabile ed insostenibile sovraffollamento carcerario.
Invece di ridurre i rischi e i danni, li scaricano sull’intera società, in particolare sulle persone più fragili, schiacciate tra l’incudine e il martello, tra il mercato criminale e la repressione degli ultimi anni.