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dott. Giuseppe Montefrancesco

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Dott. Giuseppe Montefrancesco

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Antidiabetici controllano il desiderio di cibo e di droghe

Ozempic e Wegovy, sono antidiabetici orali di nuova generazione e immediatamente si pensa alla capacità di controllo della glicemia e della fame (ovvero dell’obesità).
Entrambi questi farmaci contengono lo stesso principio attivo, la semaglutide, ma sono approvati e prescritti per scopi differenti. Il primo è utilizzato nel diabete di tipo 2 per il controllo glicemico; il secondo soprattutto per il controllo del sovrappeso o nelle obesità; i dosaggi sono differenti nelle due patologie.

La modalità di azione della semaglutide (ovvero degli antidiabetici orali di cui parliamo) è importante perché giustifica l’uso nelle dipendenze da droghe.
La semaglutide è un agonista (cioè una molecola capace di legarsi a uno specifico recettore cellulare e di attivarlo) dell’ormone naturale detto GLP-1 (glucagon-like peptide-1) il quale stimola il rilascio di insulina, riduce l’appetito e rallentare lo svuotamento gastrico. Questo ormone naturale (sempre il GLP-1), prodotto dall’intestino, aiuta a controllare i livelli di zucchero nel sangue e regola il senso della fame.
Questi antidiabetici hanno come organi bersaglio il pancreas, lo stomaco e il cervello, dove agisce sui centri di controllo della fame, inviando un segnale di sazietà che riduce l’appetito.

Il cibo, come le droghe, è in grado di evocare, far presagire, prevedere una condizione di piacere e queste evocazioni “positive” spingono con forza i nostri comportamenti verso il consumo dell’oggetto desiderato (ovviamente la fame contribuisce attivamente ad “accompagnare” il desiderio di cibo).
Talvolta quando consumo diviene ripetuto ed eccessivo si sviluppa progressivamente uno stato di dipendenza patologica, sia verso il cibo (sovrappeso, obesità) o verso le droghe, non di meno verso entrambi gli stimoli.
Bene.

Ordinariamente abbiamo concentrato la nostra attenzione al cosiddetto ciclo della gratificazione che presenta come elementi principali il fascio dopaminergico (a partenza dalla VTA mesencefalica), la dopamina, il sistema limbico e il nucleo accumbens.
Questo complesso sistema ha certamente ruolo centrale nell’azione gratificante delle sostanze d’abuso, ma è sprovvisto di una elevata densità di recettori per il GLP-1, dove, al contrario, agisce la semaglutide per ridurre, contenere l’intenso desiderio di cibo (craving); stesso intenso desiderio sviluppato dalle droghe.

La somiglianza dei due elementi, cibo e droghe, sta proprio nell’evocare questo intenso desiderio che se controllato o addirittura inibito non spinge al consumo né dell’uno né dell’altro.
La “zona”, la sede in cui la semaglutide esercita la sua forza, per quanto riguarda il desiderio di cibo, presenta infatti una grande densità di recettori GLP-1 ed è così in grado di contenere il fenomeno del craving.
Allora, se la semaglutide “vale” per inibire il desiderio di cibo può “valere” lo stesso per il desiderio di droghe ? Pare di sì.

La ricerca ha individuato per questa “doppia” funzione, il setto laterale, una struttura sottocorticale del cervello che fa parte dei nuclei settali e del sistema limbico.
E’ questa una regione cerebrale che fa parte di una rete che collega memoria, informazioni spaziali, processi emotivi e gratificazione e, molto importante, è una regione con elevata densità di recettori per il GLP-1, quindi dove ben agisce la semaglutide; amigdala e ippocampo sono regioni associate alla formazione di memorie, tanto importanti come depositi quasi infiniti delle ripetute esperienze emotive, gratificanti e non.
In sostanza il setto laterale fa da ponte tra le emozioni, la memoria e le risposte motorie.
Il setto laterale trasmette poi queste informazioni alle regioni produttrici di dopamina coinvolte nel sistema di ricompensa cerebrale.
Il cerchio si ricompone.

E’ così apparso plausibile che la semaglutide (Ozempic e Wegovy ) possa trovare uso nel trattamento delle dipendenze (in questo caso forse di tutte le dipendenze) ed il setto laterale può essere rappresentato come un possibile collegamento chiave tra cognizione, ricompensa e comportamenti di dipendenza.
Sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire se tali meccanismi possano tradursi in trattamenti efficaci per le dipendenze nell’essere umano ma la strada appare convincentemente plausibile.
Infine va anche aggiunto, secondo una nuova ricerca della Griffith University, all’interno delle varie azioni di questi antidiabetici, gli agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP) potrebbero avere benefici anche per la salute mentale, in particolare nelle persone affette da disturbo bipolare.

g. montefrancesco

Fonte
– The Conversation. “Ozempic may have revealed the brain’s hidden “craving center”.” ScienceDaily. ScienceDaily, 12 August 2026.

– Heidi Taipale, Mark Taylor, Markku Lähteenvuo, Ellenor Mittendorfer-Rutz, Antti Tanskanen, Jari Tiihonen. Association between GLP-1 receptor agonist use and worsening mental illness in people with depression and anxiety in Sweden: a national cohort study. The Lancet Psychiatry, 2026; 13 (4): 327 DOI: 10.1016/S2215-0366(26)00014-3