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dott. Giuseppe Montefrancesco

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Cocaina, amfetamine e altri stimolanti. Che si può fare ?

L’uso di stimolanti è associato a una serie di gravi danni sanitari e sociali, tra cui una aumentata frequenza di nuovi casi di malattie psichiatriche e cardiovascolari, trasmissione di malattie infettive (come HIV ed epatite C), criminalità legata alla droga e aumento drammatico dei senzatetto.
Senza escludere numerosi casi di overdose.

Stime recenti indicano che ci sono circa 18 milioni di consumatori di cocaina in tutto il mondo, con i tassi più elevati in Nord America.
Relazioni attuali evidenziano che il consumo di cocaina rimane elevato anche in tutta Europa, con circa 4,3 milioni di adulti europei (di età compresa tra i 15 e i 64 anni) che ne hanno fatto uso nell’ultimo anno.
Il crack desta ulteriori preoccupazioni e rappresenta un problema visibile e potenzialmente crescente in diverse città europee, in particolare tra i gruppi marginalizzati. Ciò potrebbe essere dovuto all’elevata disponibilità di cocaina e alla facilità con cui viene ottenuto localmente a partire da cocaina in polvere. Amfetamina, metanfetamina e, più recentemente, catinoni sintetici sono tutti stimolanti sintetici del sistema nervoso centrale disponibili sul mercato europeo delle droghe.

Operare con pazienti dipendenti da stimolanti/eccitanti, dal kat alla cocaina, dalle amfetamine alle metamfetamine o da altre sostanze (es. i catinoni) è sempre stato difficilissimo.
Con gli oppiacei, o con l’alcol è più semplice perché abbiamo “giusti” e opportuni farmaci sostitutivi o anche antagonisti.
Con gli stimolanti in realtà non vi sono specifici trattamenti.
Non c’è ancora, per questi ultimi, una sostanza equivalente al metadone che per gli eroinomani, e in generale per chi usa oppiacei, è stato un salva vita ed un farmaco di particolari qualità: “soddisfaceva” i recettori oppioidi e quindi il paziente, aveva un flessibilissimo dosaggio, poteva essere scalato con ridotti sintomi astinenziali e, sopra ogni cosa, non induceva tolleranza.

Che fare allora nel disturbo da uso di stimolanti?
Molto poco e si confida proprio nella “volontà” paziente, quando è sinceramente intenzionato a guarire…
Aggiungo che i servizi che si occupano delle dipendenze hanno una percentuale assai ridotta di pazienti utilizzatori cronici di eccitanti/ stimolanti e, tra questi, i più numerosi sono i cocainomani, più spesso “invitati”  ad avviare un trattamento non per propria intenzione quanto per quella di altri.
Insomma una situazione molto complicata da affrontare malgrado il crescente bisogno di terapie per questo tipo di dipendenza.

Ho trovato e letto su internet una revisione delle revisioni riguardo questo argomento. Una panoramica che sintetizza  i risultati di ben 26 revisioni sistematiche relative agli interventi psicosociali e farmacologici per i disturbi da uso di sostanze.
Gli interventi identificati sono in generale di 2 tipi, comportamentali o psicosociali e farmacologici.
In particolare includono:
– gestione delle contingenze,
– terapia cognitivo-comportamentale,
– agopuntura,
– antidepressivi,
– agonisti della dopamina,
– antipsicotici,
– anticonvulsivanti,
– disulfiram,
– agonisti degli oppioidi,
– N-acetilcisteina
– psicostimolanti.

Cercherò di essere succinto, per quanto possibile, in modo da far intendere le strade frequentabili, se pure le opzioni di trattamento rimangono limitate.
Non esistono ancora farmaci specifici e, forse, alcuni interventi psicosociali mostrano risultati promettenti.
Anzi per essere ancora più breve e immediato riporto le conclusioni dello studio:
– il corpus di evidenze più solido riguarda la gestione delle contingenze.
La gestione delle contingenze (contingency management) è una metodologia psicologica (è un tipo di trattamento) che si basa in sostanza sul principio di poter modificare una dato comportamento (ordinariamente un comportamento “negativo”) attraverso ricompense ( un rinforzo positivo) o piccole sanzioni se si raggiunge o meno un obiettivo stabilito.
E’ una sorta di contratto immediato.
Ovviamente la difficoltà è far durare nel tempo i possibili risultati ottenuti.
E’ quindi chiaro che al di là delle contingenze ovvero della risoluzione di immediatezze, bisogna associare trattamenti a più lungo termine che presentano poi le esposte difficoltà generali.
Quale invece l’intervento farmacologico che è apparso migliore?
Le evidenze attuali indicano, ancora una volta, che non esiste ancora un farmaco approvato e chiaramente efficace per il disturbo da uso di cocaina o altri stimolanti.
Tra le opzioni farmacologiche osservate e studiate, quelle con il maggior potenziale sono:
– Il Topiramato: (un anticonvulsivante) migliore evidenza di incremento dell’astinenza e riduzione del craving.
– Gli psicostimolanti sostitutivi (soprattutto bupropione, modafinil e, in alcuni casi, metilfenidato; sono farmaci che aumentano la disponibilità di dopamina e quindi dovrebbero ridurre i disagi astinenziali):risultati promettenti ma ancora non definitivi.
– L’N-acetilcisteina: (agisce sul sistema glutammatergico, alterato dall’uso cronico di cocaina) promettente soprattutto per la riduzione del craving e con ottima tollerabilità.
– Il Disulfiram: (studiato per la capacità di modulare il sistema dopaminergico oltre al noto impiego nella dipendenza da alcol) possibile beneficio in alcuni pazienti, ma con deboli evidenze.
Al contrario, antidepressivi (come classe), agonisti dopaminergici, antipsicotici e anticonvulsivanti nel loro complesso non hanno dimostrato un’efficacia clinicamente significativa e non sono raccomandati come trattamento specifico della dipendenza da stimolanti.

In sintesi, sulla base delle evidenze disponibili, il topiramato rappresenta il candidato farmacologico più promettente, seguito dagli psicostimolanti sostitutivi, dalla N-acetilcisteina e dal disulfiram.
Tuttavia, nessuno di questi costituisce attualmente uno standard terapeutico consolidato; il trattamento di prima linea rimane rappresentato dagli interventi psicologici e psicosociali, con eventuale impiego dei farmaci in casi selezionati o in presenza di specifiche comorbidità.

Infine, l’uso di più sostanze è comune tra i pazienti (uso associato di stimolanti e deprimenti – oppiacei, alcol, cocaina, amfetamine); la poliassunzione complica il problema e  l’efficacia di un trattamento in tali circostanze è stato raramente affrontato.

g. montefrancesco.

Fonti
– PlosOne, Treatment of stimulant use disorder: A systematic review of reviews, Claire Ronsley et al.,June 18, 2020.
– EUDA, Rapporto europeo sulle droghe 2026.