La caffeina contro l’invecchiamento
La caffeina non è soltanto la sostanza che ci sveglia la mattina o ci risveglia durante la giornata.
È molto di più.
Innanzitutto, la caffeina è uno stimolante naturale ed è tra le sostanze più usate al mondo assieme alla cannabis, al kratom, alla nicotina ed altre.
A volte viene etichettata come la cocaina popolare.
E’ un alcaloide ossia una sostanza che proviene dal mondo vegetale, viene estratta da piante, ma ha attività anche negli esseri umani su quasi tutti i sistemi, principalmente sul sistema nervoso e cardiocircolatorio.
La caffeina è consumata per via orale, sia in bevande che attraverso farmaci, in particolare è tra quelli utilizzati in caso di mal di testa.
Gli effetti che certamente apprezziamo sono quelli di aumentare la concentrazione mentale e ciò in conseguenza della sua azione di causare un aumento transitorio di adrenalina e noradrenalina che stimolano il sistema nervoso simpatico.
È anche un diuretico e favorisce molte altre funzioni come ad es. quella sul tratto intestinale stimolando l’evacuazione.
La caffeina ha effetti collaterali noti che interessano soprattutto il sistema cardiovascolare con aumento della pressione e tachicardia; questo ovviamente può scatenare o peggiorare preesistenti malattie cardiache.
Quale è la misura di una corretta assunzione?
Due o tre tazze di caffè al giorno sembrano quelle che danno i migliori effetti; altrimenti (e questo accade con tutti gli stimolanti) subentra una rapida tolleranza e si ottengono solo gli effetti collaterali e non quelli “benefici”.
Le buone notizie sulla caffeina sono che, secondo varie ricerche, passate e presenti, chi consuma ed apprezza il caffè potrebbe “vedersi” allungare la vita.
Allora, come funzionerebbe la caffeina per garantire una vita lunga e speriamo felice ?
Attuali ricerche dimostrano – tenete conto che le osservazioni sono state fatte su un lievito – che la caffeina contribuisce a rallentare l’invecchiamento a livello cellulare attivando l’AMPK, una antica via di segnalazione chiave per la rilevazione dell’energia.
Utilizzando il lievito di fissione come modello per le cellule umane, gli scienziati hanno scoperto che la caffeina aumenta l’attività di questo enzima, aiutando le cellule a gestire lo stress, riparare il DNA, regolare la crescita e favorire la longevità.
(Il lievito di fissione, noto scientificamente come Schizosaccharomyces pombe, è un microrganismo fungino unicellulare eucariote che si riproduce dividendosi in due parti uguali per scissione binaria. È ampiamente impiegato nei laboratori di biologia molecolare e cellulare per studiare il ciclo cellulare, la divisione del nucleo (mitosi) e la citocinesi. Rispetto ad altri lieviti, possiede una struttura dei cromosomi e una regolazione del ciclo cellulare che ricordano le cellule degli organismi superiori e dei mammiferi. Contenuto prodotto dall’AI)
Il punto di partenza è il modo in cui una cellula controlla il proprio ciclo di vita.
Prima di dividersi, deve replicare correttamente il DNA.
Se il materiale genetico viene danneggiato, entrano in funzione i cosiddetti checkpoint: sistemi, punti di sicurezza che bloccano temporaneamente il ciclo cellulare, dando alla cellula il tempo di riparare il danno.
Gli scienziati della Queen Mary University di Londra, che hanno condotto la sperimentazione, hanno scoperto che la caffeina potrebbe contribuire a rallentare l’invecchiamento cellulare attivando un potente ed antico sistema cellulare di risposta energetica, di resistenza allo stress e di riparazione del DNA, favorendo quindi la crescita cellulare. In realtà sono diverse le risposte poste in atto in queste circostanze.
Per semplificare si fa riferimento al solo AMPK: l’AMPK (proteina chinasi attivata dall’AMP, ) è un enzima presente in quasi tutte le cellule umane che funge da sensore principale ovvero rilevatore principale dell’energia cellulare. Tale proteina si attiva nel momento che abbiamo bisogno di energia.
(Tra le altre, pare favorire la salute e longevità attivandosi naturalmente con l’esercizio fisico e il digiuno, stimolando l’autofagia (la pulizia cellulare) e la creazione di mitocondri (più energia). (Contenuti da AI).
Quando le cellule hanno poca energia, viene attivata l’AMPK per aiutarle a far fronte alla situazione.
L’AMPK è presente sia nei lieviti che negli esseri umani, il che rende questa scoperta un obiettivo importante per chi studia non solo l’invecchiamento e i risultati ottenuti dimostrano che la caffeina aiuta ad attivare questo meccanismo”.
La caffeina, quindi, interagendo e favorendo l’attivazione di questi antichi sistemi cellulari che proteggono dai danni e dalle malattie legate all’invecchiamento, impedisce o rallenta la piena espressione di quest’ultimo.
Curiosamente, l’AMPK è anche bersaglio della metformina, un farmaco per il diabete attualmente oggetto di studio per il suo potenziale effetto sul prolungamento della durata della vita.
Conclusione
Gli autori sottolineano comunque che questi risultati riguardano il lievito S. pombe, un organismo modello, e non possono essere trasferiti automaticamente all’uomo. L’AMPK è un sensore energetico ben conservato e molti dei meccanismi cellulari studiati sono altamente conservati nell’evoluzione, ma ciò non significa che bere caffeina produca gli stessi effetti nelle cellule umane.
Tutto questo comunque ci rende “contenti” quando beviamo una buona tazza di caffè.
g. montefrancesco
Fonte
John-Patrick Alao et al., Dissecting the cell cycle regulation, DNA damage sensitivity and lifespan effects of caffeine in fission yeast, Microb. Cell, 2025 Jun 24:12:141-156.
