Perché si ammala la dipendenza fisiologica
Personalmente, per anni, ho cercato di spiegare la dipendenza con risultati non brillantissimi.
La capacità di convincimento delle parole mi è parsa sempre debole e i concetti che esprimevo non colpivano l’argomento per come dovevano.
I presenti, presumo, desiderassero spiegazioni convincenti sulla dipendenza, sempre e comunque considerata patologica.
Più precisamente, la parola dipendenza conduce con immediatezza ad uno stato di sottomissione, di asservimento, di assoggettamento, quindi è sempre significatamente negativa.
Io, al contrario, volevo convincere che la dipendenza è prima di tutto una risposta fisiologica e necessaria all’evoluzione nonché alla correttezza dei nostri comportamenti.
Poi essa stessa, quando sottoposta a stimoli (direi a qualsiasi tipo di stimolo) imprevisti, ripetuti e di grande potenza, si trasforma in una grave malattia, la dipendenza patologica.
Le droghe sono un esempio eccellente di come accade questa trasformazione.
Esse usurpano, conquistano, invadono il normale sistema di funzionamento della dipendenza fisiologica e lo fanno ammalare. E noi così mostriamo comportamenti “scorretti”.
Questa differenza tra dipendenza fisiologica e patologica è fondamentale.
Se tale diversità è ben spiegata e ben compresa, allora la dipendenza viene associata ad un concetto di normalità privandola della fragilità morale (se non addirittura del peccato) e dello stigma.
In più indirizza al meglio gli interventi quando diviene patologica; così come accade verso una ordinaria malattia.
L’interlocutore, inoltre, può cominciare a comprendere quali sono le leggi, le ragioni che veramente spingono le nostre ordinarie funzionalità, senza doverle cercare solo in supposte condizioni psicologiche, psichiatriche o sociali, che peraltro esistono e sono importantissime.
In sostanza e in breve: il cervello si è evoluto per rispondere agli stimoli naturali, come il cibo, l’acqua, il sesso, l’interazione sociale, l’accudimento dei figli ed altro e ci “ricompensa” con il piacere e il senso di un pieno benessere.
Cioè, noi tutti ubbidiamo e costruiamo l’evoluzione ubbidendo a doverosità pagate con una “moneta di scambio”, il piacere e tutti i suoi contorni. Vi è nel nostro organismo un sistema addetto specificatamente al corretto funzionamento dello scambio: il sistema di ricompensa naturale, un complesso sistema anatomico-fisiologico (con le sue particolari zone, fasci di nervi, feedback, etc) che funziona come un normale sistema.
Noi operiamo i nostri doveri, noi siamo ricompensati.
Siamo così sensibilizzati a tale semplice relazione, azione(dovere) – risultato, che stimoli ambientali persone, cose, suoni, luoghi od anche il pensiero, possono far scattare il desiderio.
Senza questa opportunissima relazione probabilmente noi non faremmo nulla.
E vi sono condizioni di disagio mentale in cui, pare, per l’individuo che non ci sia alcuna ragione per fare.
Siamo, quindi, nati e costruiti dipendenti.
Bisogna anche capire che durante il suo percorso evoluzionistico l’uomo ha scoperto come stimolare artificialmente questo sistema con le droghe.
Queste sono in grado di dare origine ad uno stato di malattia perché ammalano il sistema fisiologico prima spiegato.
Si realizza così la dipendenza patologica.
giuseppe montefrancesco
