Cannabis in breve – Fitocannabinoidi (marijuana, hashish, olio)

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Dott. Giuseppe Montefrancesco

Cos’è la marijuana, i fitocannabinoidi; i cannabinoidi.

Il termine cannabinoidi si riferisce ad un gruppo di sostanze presenti nei:
– derivati della cannabis sativa (i fitocannabinoidi),
– in numerosi prodotti di sintesi (es. il nabilone)
– e nel nostro organismo, gli endocannabinoidi.
Tutti in vario modo interagiscono con il sistema dei cannabinoidi presente nel nostro organismo sia nel S.N.C. che fuori da esso.
Gli effetti dovuti ai vari cannabinoidi sono molteplici.

fitocannabinoidi (marijuana, hashish, olio) sono alcuni tra i prodotti della cannabis sativa; conosciuta come la pianta della marijuana, è stata utilizzata dall’uomo per millenni date le sue capacità medicamentose e gli effetti psicotropi; produce una miscela di sostanze chimiche, più di 400, una sessantina (66) delle quali formano, appunto, il gruppo dei fitocannabinoidi, il cui solo principio ad effetto psicotropo è il THC.
Attualmente la cannabis non ha alcuna somiglianza con quella di 30 anni fa e il contenuto di THC talvolta può superare il 30%.
Un tipico spinello oggi potrebbe contenere 60-150 mg o più di THC, se pure durante la vendita al dettaglio, soprattutto l’hashish viene “tagliato” con molte altre sostanze.
I fitocannabinoidi sono consumabili in varie forme, la più comune é fumarli mischiati insieme a foglie tritate di tabacco (nel caso dell’hashish scaldando il prodotto prima della creazione del composto).Per aumentarne il volume vengono aggiunte altre sostanze che influenzano enormemente l’aspetto, il sapore, la tossicità e la compattezza e che poi vengono fumate con la resina: tinture, acquaragia, tranquillanti, sterco animale, l’hennè, la sabbia, il catrame, tutti i tipi di olio incluso quello di palma e di cocco. A volte, per alterare l’aspetto ed il peso, il “prodotto” viene spruzzato con vernice vetrificante

La farmacologia della cannabis è complicata dalla presenza dei numerosi cannabinoidi.
Una delle proprietà dei cannabinoidi è la grande varietà di effetti farmacologici per lo più dovuti alla loro azione nel sistema nervoso centrale.
Sperimentalmente di particolare importanza è la capacità di indurre analgesiaipotermia, immobilità e alterazioni comportamentali nella scimmia. E’ sulla base di questi effetti che moltissime altre sostanze sono state sintetizzate e definite come composti di tipo cannabinoidi.
Nell’uomo la dose di THC necessaria per produrre i suoi effetti varia tra 2 e 20 mg.

Quando la cannabis viene fumata, il THC è rapidamente assorbito, è riscontrabile nel plasma nel giro di pochi secondi e qui raggiunge un picco dopo 3-10 minuti.
Ogni “puff” (aspirazione) rappresenta una sorta di bolo della sostanza che viene rilasciata nel sistema circolatorio attraverso l’estesa via capillare che circonda gli alveoli polmonari. Il sistema nervoso centrale viene raggiunto dal composto in circa 5 min.; si stima inoltre che solo 1% di THC contenuto in uno spinello si ritrova nel cervello.
Gli effetti del fumo della cannabis iniziano nel giro di qualche minuto, raggiungono il massimo intorno ai 20 minuti e permangono per 2-3 ore.
Quando la cannabis, invece, viene “mangiata” gli effetti sono più lenti ma permangono più a  lungo, raggiungendo il massimo dopo 3-4 ore dall’ingestione e scomparendo dopo 6-8 ore.Per ottenere i maggiori effetti dalla “inalazione” del fumo di marijuana è importante trattenere a lungo il fumo nei polmoni.

I cannabinoidi vengono eliminati dall’organismo molto lentamente e questo può spiegare anche la ridotta intensità della sindrome astinenziale e la ragione per cui gli esami tossicologici urinari risultano positivi a lungo.

L’esistenza di un complesso sistema degli endocannabinoidi presente nell’organismo e l’interazione tra i fitocannabinoidi e questo sistema spiega i numerosissimi effetti della cannabis che influenzano il movimento, la coordinazione, la reattività, la memoria, l’apprendimento, gli effetti di ricompensa ed anche la possibilità di indurre dipendenza. Le regioni cerebrali implicate in questi effetti sono particolarmente ricche di recettori per i cannabinoidi ai quali si legano ed è questo legame che consente di avviare gli effetti.

Nomi di strada:
maria, ganja, skunk (marijuana olandese), superskunk (skunk corretta con ammoniaca), fumo, libanese (tipologia)

Effetti

Una delle proprietà dei cannabinoidi è la grande varietà di effetti farmacologici da essi prodotti ma che dipendono anche dal soggetto, dalle aspettative, dalla qualità della cannabis, da quanto è “tagliata”, dal modo di fumare, dalle circostanze.
I cannabinoidi sono di norma assunti attraverso il fumo o, meno frequentemente, ingeriti o vaporizzati.
A piccole dosi la cannabis produce euforia, sedazione, rilassamento, assopimento e in un certo senso questi effetti sono simili a quelli causati dall’alcol.
Ad alte dosi il THC produce effetti allucinogeni.

In linea generale, tenendo conto delle molteplici variabili che danno l’effetto finale, il soggetto avverte:

  • un senso di euforia, rilassamento e benessere;
  • in un contesto sociale, la tendenza ad una maggiore loquacità e risate contagiose (basta molto poco, e spesso senza alcuna ragione apparente, che scoppino risate incontrollabili);
  • la sensazione di avere una maggiore sensibilità fisica ed emotiva; il pensiero pare più libero e più “creativo” del solito esi possono avere condizioni di introspezione e trasognanti e il rilassamento può indurre stati soporosi (sonnolenza) o un vero sonno.

Altri segni sono caratteristici dello stato di intossicazione da cannabis:

  • l’aumento del battito cardiaco, più consistente nei primi 10–20 minuti dopodiché scende rapidamente;
  • la pressione aumenta quando la persona è seduta e diminuisce quando sta in piedi (ipotensione posturale) causando debolezza e vertigini;
  • l’arrossamento congiuntivale, mentre il diametro pupillare non subisce modificazioni;
  • secchezza delle fauci (bocca e gola si seccano);
  • “senso di fame” per stimolazione da parte dei cannabinoidi del centro dell’appetito e del sistema della gratificazione; mangiare diventa particolarmente gustoso, piacevole.

La cannabis, data l’azione allucinogena, può determinare distorsioni visive, uditive, del tempo e dello spazio ed intensificazione delle esperienze sensoriali (incremento della acuità visiva, sagome colorate, i suoni si “sentono in maniera più accentuata o distorti ed è tipico il riportato piacere nell’ascoltare la musica); non si possono poi escludere effetti acuti soggettivi in relazione anche alla dose di THC assunta.
La memoria a breve termine e l’attenzione sono compromesse; pensare o concentrarsi diventa molto difficile.
L’alterazione della coordinazione motoria è spesso molto visibile con un’andatura da “fatto”, da ubriaco; i riflessi sono rallentati. L’alterato stato fisico e mentale prodotto dalla cannabis rende di particolare pericolosità, per se e per gli altri, guidare qualsiasi tipo di veicolo controllare apparecchiature complesse.
Eseguire compiti impegnativi dal punto di vista intellettuale o creativo può risultare inutile o anche illusoriamente produttivo.

Possono presentarsi inoltre effetti di cattivo umore (la cosiddetta paranoia) e questo soprattutto nei consumatori inesperti in seguito all’assunzione di quantità consistenti, in dipendenza dal precedente stato emotivo del consumatore o se il contesto ambientale non è favorevole.
I più comuni di questi effetti sono ansia e paranoia, depersonalizzazione (una perdita del senso dell’identità personale o dell’auto riconoscimento), panico, reazioni disforiche con disorientamento, depressione, delusioni, illusioni e allucinazioni.

Tutti questi effetti generalmente scompaiono dopo poche ore.

Effetti acuti della marijuana(subito dopo l’uso)

  • alterazione della memoria a breve termine
  • alterazione dell’attenzione, del giudizio, ed altre capacità cognitive
  • in coordinazione motoria e dell’equilibrio

Effetti persistenti (che durano più a lungo ma potrebbero divenire permanenti)

  • alterazione della memoria e della capacità di apprendere

Effetti a lungo termine della marijuana (cumulativi e potenzialmente permanenti dopo un uso cronico)

  • sviluppo di dipendenza
  • aumentato rischio di bronchiti croniche, tosse ed enfisema
  • aumentato rischio di tumori cerebrali, polmonari e cavo orale.

Effetti cronici della marijuana

Vi sono poche evidenze di danni conseguenti ad un uso moderato. Decessi direttamente correlati alla cannabis sono rari. Inoltre, maggiore è la potenza della sostanza e l’uso continuo maggiore è la possibilità  che si sviluppi il quadro clinico di un stato di dipendenza.