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Dott. Giuseppe Montefrancesco
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La memoria delle droghe

Il principale problema nell’uso di sostanze è la ricaduta ovvero la quasi certezza che anche dopo una prolungata astinenza i pazienti possano ritornare a consumare droga.
Nella definizione di tossicodipendenza….malattia cronica e recidivante.
In un certo senso, teoricamente, è una malattia che non termina mai perché recidiva, ritorna e ricomincia.

Questo ha tante ragioni perché tanti sono gli stimoli ma, principalmente, il motivo risiede nel fatto che tutte le droghe sono in grado di “costruire” una memoria dell’esperienza, perché costruiscono nuove sinapsi celebrali ovvero nuove “strade” per il ricordo di quanto accaduto.
Queste strade appena formate, col passare del tempo “maturano”, si rafforzano e sono pronte ad essere percorse nuovamente o sempre.
Secondo uno studio su animali si può ipotizzare che quando si impedisce il rinforzo ovvero la ricostruzione di queste sinapsi scompare il ricordo della cocaina, almeno in parte,  e questo riduce il desiderio.

Per altri risultati, nel caso della cocaina, al riconsolidamento della memoria è fondamentale  l’intervento dei recettori dei cannabinoidi di tipo 1 (CB1) (stimolati anche dalla cannabis); questi ultimi potrebbero divenire un potenziale bersaglio terapeutico per la prevenzione delle ricadute.

E’ da tempo che la scienza lavora sulla possibilità di “tagliare” le memorie al fine di allontanare definitivamente traumi ed esperienze fortemente negative.

Montefrancesco

Fonte
– Higginbotham J. A. et al., CB1 Receptor Signaling Modulates Amygdalar Plasticity during Context-Cocaine Memory Reconsolidation to Promote Subsequent Cocaine Seeking, J Neurosci. 2021 Jan 27;41(4):613-629. doi: 10.1523/JNEUROSCI.1390-20.2020.
– Wright, WJ, et al., Silent synapses dictate cocaine memory destabilization and reconsolidation. Nat Neurosci 23(1):32-46,2020.