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Dott. Giuseppe Montefrancesco
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L’endocardite infettiva e le droghe

L’endocardite infettiva batterica o fungina, ossia l’infezione dell’endocardio (membrana che riveste le pareti interne del cuore) con interessamento delle valvole cardiache, è condizione che ha visto un notevole aumento tra il 2021 e il 2022 negli Stati Uniti. Sostanzialmente i batteri o funghi che vengono immessi nel torrente circolatorio si posizionano sull’endocardio presente nelle aree cardiache (atri e ventricoli) e sulle valvole del cuore.
Lo studio è stato pubblicato su Molecular Psychiatry,  finanziato dal National Institutes of Health e guidato dal National Institute on Drug Abuse (NIDA).

Le sostanze, ad es. eroina (oppioidi in genere) cocaina, metamfetamine, fentanyl e tutte quelle somministrabili per via iniettiva, possono causare endocarditi con particolare preferenza per le valvole cardiache di sinistra (mitrale e aortica).
Questa infiammazione, come è comprensibile, è pericolosa per la vita del paziente e comunque prevede un lungo periodo di degenza ospedaliera. La mortalità è elevata.

La maggior parte delle endocarditi batteriche è dovuta allo Staphilococcus aureus.
Anche HIV ed epatite possono conseguire attraverso questa via di assunzione.
Nello studio l’aumento della patologia è apparso più frequente tra i neri e gli ispanici, maggiormente propensi alla modalità iniettiva rispetto ai bianchi.

Tra l’altro, questo rischio cardiaco è apparso fortemente aumentato durante la pandemia da Covid.
Necessitano ulteriori studi per capire come il Covid danneggi il cuore e l’endotelio dei vasi tra le persone che usano oppiacei, cocaina e anche le metamfetamine, già in condizioni di potenziale pericolosità per la sola pratica iniettiva.

Come affermato da Nora D. Volkow, direttrice della NIDA – National Institute on Drug of Abuse – semplici programmi che prevedano servizi di distribuzione di siringhe possono evitare le infezioni per riutilizzo di queste o per la loro condivisione.

 

R Xu, et al. Association of COVID-19 with endocarditis in patients with cocaine or opioid use disorders in the US. Molecular Psychiatry. DOI: 10.1038/s41380-022-01903-1 (2022).

g. montefrancesco