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dott. Giuseppe Montefrancesco

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L’illusione proibizionista.


Il senso dell’antiproibizionismo.
16 MAR 2026
La nota antiproibizionista
EDITORIALE | di Roberto Spagnoli – RADIO – 07:30 Durata: 4 min 59 sec

In breve
L’uso di droghe è un comportamento umano inserito in contesti sociali e culturali.
Come avviene per l’alcol, la maggioranza dei consumatori di sostanze illegali non sviluppa dipendenza, né perde il controllo della propria vita.
Ciò è possibile per l’esistenza di norme sociali, rituali e forme di apprendimento collettivo che consentono un uso controllato.
Lo comprese quarant’anni fa Norman Zinberg.
La sua lezione, più che mai attuale, invita a ripensare le politiche sulle droghe abbandonando l’illusione proibizionista in favore di un approccio razionale e non ideologico che porti a politiche efficaci senza negare i rischi e problemi affrontandoli con strumenti adeguati.

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In esteso

Da decenni, il discorso pubblico sulle droghe si muove dentro un copione ripetitivo.
Ogni volta che emerge un nuovo fenomeno di consumo scattano immediatamente gli allarmi.
Si parla di emergenza, si parla di pericolo sociale, epidemia.
Il linguaggio ruota attorno a due poli interpretativi principali:
– da un lato le persone descritte come soggetti fragili, geneticamente predisposti, vulnerabili,
– dall’altro le sostanze rappresentate come fossero delle entità potenti, incontrollabili, capaci di dominare la volontà individuale e condurre inevitabilmente verso la dipendenza, la patologia.

In questa narrazione dominante lo spazio per la complessità è minimo; l’uso di droghe viene interpretato quasi esclusivamente secondo un paradigma medico-patologico spesso filtrato attraverso una lettura neurobiologica.
Il fenomeno viene ridotto a un meccanismo cerebrale,  la sostanza agisce sul sistema nervoso, altera i circuiti della ricompensa e produce inevitabilmente dipendenza.
Un modello apparentemente semplice e rassicurante perché consente di classificare, di diagnosticare e di curare ma anche di giustificare politiche repressive.
Questa rappresentazione solleva però alcune domande fondamentali: le droghe sono davvero sostanze incontrollabili ?
Il loro uso conduce necessariamente ad una traiettoria di perdita di controllo, di dipendenza ?
Oppure siamo di fronte ad un fenomeno umano molto più articolato, complesso che non può essere compreso solo con gli strumenti delle neuroscienze.
Negli anni ’70 lo psichiatra statunitense Norman Zinberg propose una prospettiva radicalmente diversa. Dopo anni di esperienza clinica e di ricerca sull’uso delle sostanze psicoattive arrivò ad una conclusione semplice e rivoluzionaria: l’uso di droghe è un comportamento umano inserito in contesti sociali e culturali.

Zinberg osservò che, come accade per l’alcol, anche nel caso delle sostanze illegali la maggioranza dei consumatori non sviluppa dipendenza né perde il controllo della propria vita.
Molte persone fanno uso di droghe in modo occasionale o moderato, compatibile con le relazioni sociali con il lavoro e con gli impegni quotidiani.
Ciò che rende possibile questo uso controllato non è tanto la natura della sostanza quanto l’esistenza di norme sociali, di rituali, di forme di apprendimento collettivo che regolano il consumo.
Per spiegare questo fenomeno Zehnder introdusse un modello diventato celebre quello del set e del setting.
Il set riguarda le aspettative, le motivazioni, lo stato psicologico della persona; il setting si riferisce al contesto sociale e culturale in cui avviene il consumo.
Insieme alla sostanza, il terzo elemento di questo modello, questi fattori contribuiscono a determinare l’esperienza dell’uso.
In altre parole le sostanze non agiscono mai nel vuoto ma interagiscono con persone e ambienti. (persona, sostanza e circostanza ndr)

Questa prospettiva ridimensiona drasticamente la centralità attribuita alla sostanza e mette in discussione uno dei pilastri del proibizionismo ovvero l’idea che le droghe generino automaticamente comportamenti fuori controllo.
Se i modelli di consumo dipendono anche da norme sociali e culturali dell’uso, allora la questione non è semplicemente proibire o reprimere ma comprendere come le società costruiscano modi più o meno regolati di rapportarsi alle sostanze.

La storia dell’alcol offre un esempio evidente di questo; non è la molecola etanolo a determinare se una società svilupperà modelli di consumo moderati o al contrario diffusi fenomeni di abuso, sono piuttosto i contesti culturali, le regole informali, le pratiche sociali (che potranno generare il modello di consumo)
Lo stesso ragionamento può essere esteso alle droghe oggi illegali.
A più di 50 anni dalle ricerche di Zinberg  questa intuizione appare quanto mai attuale.

L’uso di sostanze psicoattive è oggi diffuso in modo trasversale.
Continuare ad interpretarlo esclusivamente attraverso la lente della patologia significa ignorare la realtà e significa anche impedire lo sviluppo di politiche efficaci e razionali.
Un approccio pragmatico dovrebbe partire proprio da qui: riconoscere che l’uso di droghe esiste che assume forme diverse e che non coincide automaticamente con la dipendenza.
E questo non significa ovviamente negare i rischi o minimizzare i problemi ma affrontarli con strumenti più adeguati.
Informazione, riduzione dei rischi e dei danni, educazione in contesti d’uso, regolazione sociale. Insomma, tutte strategie che presuppongono una visione del fenomeno pragmatica, razionale, non ideologica.

Ripensare le politiche sulle droghe significa, dunque, abbandonare l’illusione proibizionista secondo cui la repressione possa eliminare i consumi.
Significa riconoscere che le sostanze psicoattive fanno parte della storia umana e che le società hanno sempre elaborato modi diversi per conviverci.
La lezione di Zinberg resta preziosa proprio per questo: ci invita a guardare oltre gli stereotipi, oltre la paura, oltre la semplificazione patologica e soprattutto ci ricorda che dietro la parola droga non ci sono soltanto molecole o recettori cerebrali ma persone, culture, contesti sociali.
Ignorarlo non rende il problema più semplice, lo rende soltanto più difficile da affrontare.

16 MAR 2026
La nota antiproibizionista
EDITORIALE | di Roberto Spagnoli – RADIO – 07:30 Durata: 4 min 59 sec

g. montefrancesco (per minimi interventi sulla trascrizione automatica)