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Stanotte è morto uno che lavorava con me.

Stanotte è morto uno che lavorava con me.

Non so ancora per bene perchè. Se questo non fosse accaduto domani sarebbe forse andato tra le aule dell’università a distribuire i nostri cartoncini, i nostri biglietti da visita che parlano delle dipendenze patologiche, delle droghe. E invitano coloro i quali hanno di questi problemi a chiamarci. Lui era con noi da un po’ di tempo quindi vicinissimo. Spesso si occupava di scrivere di cose attorno a quel mondo. Di droghe si muore.

Sembrava a tutti noi che stesse crescendo; lui aveva bisogno di diventare un uomo e si sforzava per questo. Era allegro se pure sembrava provocasse la vita, una delle armi in cui mostrava maestria. Era bellissimo e tenero quando scriveva di sé perché rileggeva con enfasi e a voce un pò alta; le gravi parole gli davano corpo. E ci guardava. Anche noi eravamo contenti di lui perché appunto cresceva.

Proprio ieri ha detto che voleva trattare l’argomento della tossicodipendenza come una malattia infettiva. “Io credo che uno la passi ad un’altro, poi quello a quell’altro e così si ammalano tutti”  “Forse è irresistibile – diceva – e una volta provata è difficile da dimenticare”. Io spesso mi arrabbiavo con lui perché quella provocazione nel descrivere i fatti che lo facevano sentire esperto di vita avevano il segno di una fetida peste.  “E non ti preoccupare, non ti fissare sempre con questi brutti pensieri”

Quella peste ha un demonio orribile ed è lo stesso che governa la vita. Perché io non credo che lui avesse  proprio bisogno, assoluta necessità. Con quel suo demone lui sfotteva la vita e noi tutti. Voleva dirci, e forse lo avrebbe poi raccontato a noi che siamo cresciuti, che lui era capace di quanto inimmaginato e rischioso. Camminare tra i pericoli come un grande, tra le sfide come uno che sa anche governare un pallone.

Lui giocava al calcio e “domenica sono stato il secondo migliore in campo”.

Io assieme a molti altri, a lui vicinissimi, gli abbiamo voluto molto bene. Ora non c’è più.

dott. giuseppe montefrancesco

 

tags: #morte #tossicodipendenza

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