D. Trump e la riclassificazione della cannabis.
La nota antiproibizionista 22 DIC 2025
EDITORIALE | di Roberto Spagnoli – RADIO – 07:30 Durata: 6 min 10 sec
In breve
Il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo per riclassificare la cannabis dalla Tabella I della Legge Federale sulle Droghe; sarà trasferita alla tabella III.
Non è ancora la legalizzazione federale, ma un riconoscimento del valore medico della pianta e del suo minore potenziale di abuso rispetto ad altre sostanze.
Non mancano criticità e incognite, ma è un cambiamento rilevante e gli Stati Uniti si confermano un interessante laboratorio.
In Italia, invece, in nome della “guerra alla droga” la canapa resta sotto attacco.
Agricoltori, imprenditori e commercianti subiscono controlli, perquisizioni, sequestri senza analisi e denunce e vengono trattati come trafficanti e spacciatori.
Per esteso
A pochi giorni da Natale una buona notizia viene dagli Stati Uniti.
Il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo sulla riclassificazione della cannabis che verrà tolta dalla tabella I della Legge Federale sulle Droghe e sarà trasferita in tabella III.
E’ un cambiamento importante perché riconosce il valore medico della pianta e il suo minore potenziale di abuso rispetto alle sostanze più pericolose ed è destinato quindi a incidere nella politica statunitense sulla cannabis anche se non mancano alcune criticità e restano delle incognite.
Già nel 2023 durante l’amministrazione Biden le autorità sanitarie federali avevano riconosciuto l’uso medico della cannabis.
Il processo in seguito si è arenato ma ora Trump sembra voler sbloccare la situazione con un atto diretto. Non è chiaro quale strategia adotterà l’attuale amministrazione ma la decisione potrebbe facilitare studi clinici, il coinvolgimento di università pubbliche, il riconoscimento di ricerche internazionali e secondo molti analisti l’eventuale futura riclassificazione totale della cannabis potrebbe passare proprio per questa strada.
La riclassificazione non equivale a una legalizzazione federale ma per le aziende che coltivano che trasformano e che vendono cannabis il vantaggio principale sarebbe di tipo fiscale.
La riclassificazione potrebbe consentire alle imprese regolarmente autorizzate di accedere, per esempio, alle detrazioni fiscali federali e ridurre la maggior parte delle spese operative.
Non risolve però l’accesso ai servizi finanziari e senza norme specifiche resterebbero in vigore delle restrizioni, degli ostacoli che generano incertezza sia per le banche sia per gli investitori.
Per quanto riguarda gli aspetti sanitari l’ordine esecutivo di Trump rappresenta una novità di grande importanza perché apre l’accesso al cannabidiolo (CBD) attraverso il sistema sanitario federale, cioè il Medicare. L’obiettivo è di garantire prodotti “full spectrum”, cioè, contenenti tutti i composti della pianta di canapa la cui interazione crea un effetto benefico superiore a quello del CBD da solo, il cosiddetto effetto entourage.
E’ un primo riconoscimento istituzionale proprio del ruolo del cannabidiolo (CBD) nella sanità pubblica american e potrebbe avere un impatto molto positivo.
“Ci sono persone che mi implorano di farlo” ha detto Trump parlando di richieste pressanti che gli sono arrivate da persone che soffrono di dolore cronico, di tumori aggressivi, di epilessia, di disturbi neurologici, di malattie incurabili e citando in particolare veterani di guerra e anziani.
Diversi esponenti democratici però accusano Trump di ricercare solo consenso, eludendo la questione centrale che è quella della legalizzazione.
Inoltre, poche settimane fa, lo stesso Trump ha firmato una legge di bilancio che rischia di mettere fuori legge la maggior parte dei prodotti commestibili a base di canapa e così facendo ha scatenato le proteste del settore; insomma le prossime settimane ci diranno se l’ordine esecutivo di Trump rappresenta uno degli sviluppi più significativi nella politica federale statunitense sulla cannabis dalla sua proibizione avvenuta circa mezzo secolo fa e anche se la piena legalizzazione resta per ora lontana si sta aprendo una nuova fase.
Le cose comunque si muovono e gli Stati Uniti si confermano di essere un interessante laboratorio.
In Italia, invece, le cose restano ferme anzi vanno in direzione contraria, vanno all’indietro con l’attuale governo che continua ad allontanarsi da una politica razionale basata sulle evidenze.
L’articolo 18 del Decreto Sicurezza è all’esame della Corte costituzionale; il Consiglio di Stato ha sospeso di nuovo il decreto del Ministero della Salute che ha inserito il CBD tra i medicinali stupefacenti, (mentre) in Europa, nel primo semestre del prossimo anno, potrebbe entrare in vigore il nuovo regolamento che prevede di legalizzare la pianta nella sua interezza, fiori compresi, con THC fino allo 0,5 %.
Questo dovrebbe spingere il (governo) a fermarsi, a riconsiderare i provvedimenti varati in questi 3 anni ma così non è, anzi, agricoltori e commercianti del settore sono bersaglio di controlli a tappeto, di perquisizioni, sequestri, sequestri senza analisi, denunce. Imprenditori e lavoratori che vedono messi a rischio, quando non compromessi, i loro investimenti, i loro posti di lavori e chiedono invece regole certe nel quadro della normativa europea; che vengono invece trattati alla stregua di trafficanti, di spacciatori andando anche contro una giurisprudenza in materia ormai consolidata.
Mi viene in mente che trent’anni fa, durante proprio le feste di Natale, Marco Pannella compì due disobbedienze civili sulla cannabis.
La prima, il 28 dicembre 1995, era ospite della trasmissione L’Italia in Diretta, condotta da Alda D’Eusanio su Rai 2, Pannella rivolse un appello a sottoscrivere 18 referendum per i quali era in corso la raccolta firme e consegnò alla conduttrice un panetto di hashish suscitando proteste e polemiche.
La seconda disobbedienza venne il giorno seguente, vestito da Babbo Natale, Pannella a Piazza Navona regalò bustine di marijuana al tavolo dove si raccoglievano le firme per i referendum.
Sono passati trent’anni e il nostro Paese è cambiato molto, anche il fenomeno delle droghe è oggi molto diverso.
Sempre uguale invece resta la politica proibizionista che continua a drogare il diritto e le leggi senza produrre risultati tali da giustificarla anzi peggiorando la situazione.
Fino a quando potremo sopportare i costi sanitari, sociali, politici, economici, la criminalità organizzata e l’insicurezza delle città imposti a tutti noi da una politica che si rifiuta di affrontare la realtà.
Tra pochi giorni è Natale, dobbiamo essere tutti più buoni.
I nostri responsabili politici che in queste ore, come tutti noi, si scambiano auguri e regali potrebbero magari fermarsi a pensare, anche solo per un minuto, alle conseguenze delle loro leggi, ai danni e alle tante vittime provocate dalla loro guerra alla droga.
Consentitemi ancora qualche secondo prima di chiudere; vorrei dedicare un pensiero a Dominique Velati.
Dominique fu una militante radicale antiproibizionista e dieci anni fa, di fronte una malattia che non lasciava scampo, decise di recarsi in Svizzera e mettere fine alla sua vita prima che fosse troppo tardi.
Fu una scelta di libertà.
E una persona libera è un’arma potente, quella che fa più paura a qualunque potere.
Buon Natale Dominique ovunque tu sia
La nota antiproibizionista 22 DIC 2025
EDITORIALE | di Roberto Spagnoli – RADIO – 07:30 Durata: 6 min 10 sec.
giuseppe montefrancesco (solo per brevi correzioni nella trascrizione automatica)
