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Dott. Giuseppe Montefrancesco
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Quale droga ha maggiore capacità di indurre dipendenza?

Questo problema richiede una risposta piuttosto complessa, tanto che potrebbe essere utile una riformulazione della domanda in termini di una maggiore familiarità del soggetto. Possiamo ad esempio dire: qual è l‟alimento che fa ingrassare di più? È facile comprendere che la risposta dovrebbe essere. “dipende”. Il fatto è che qualcuno può mangiare pane e pasta smisuratamente, senza aumentare di peso, mentre altri anche con diete molto ristrette non possono nemmeno guardare un piatto di lasagne senza acquistare peso. Le differenze enormi su come la gente assimila i vari alimenti e questo si lega – parzialmente è chiaro – alle differenze genetiche. Infatti, alcune persone fortunate hanno un metabolismo talmente efficiente che possono bruciare le calorie non appena sono ingerite mentre altre, meno fortunate, non sembrano trovare un modo per sbarazzarsene. L’età è un altro fattore importante e i grassi della dieta hanno destini molto differenti se consumati da adulti o da bambini. Per concludere, dovrebbe essere ragionevolmente evidente che lo stile di vita e le scelte di vita che noi facciamo in ogni momento, come camminare o guidare, prendere l‟ascensore o le scale, guardare la TV o dedicarsi a lavori manuali, avrà un effetto tremendo su come “gli alimenti che noi mangiamo ci fanno ingrassare”. Per molte altre simili ragioni, gli scienziati sono riluttanti a classificare le droghe in termini di loro capacità di indurre dipendenza. Ci sono molte variabili nell’equazione che dovrebbe essere considerata, la genetica (che incide, per esempio, nel metabolismo della droga), l‟ambiente (per esempio, la disponibilità della sostanza) e la fase di sviluppo (per esempio, età); tutte queste, singolarmente e insieme, giocano un ruolo importante nel passaggio dall‟abuso di una particolare droga alla tossicodipendenza. Il fatto che appaia impossibile o almeno incauto classificare le droghe secondo il loro potenziale di indurre dipendenza, non significa che non possiamo identificare i fattori che contribuiscono o influenzano la capacità additiva di una particolare sostanza. Possiamo offrire un buon esempio che proviene dal mondo degli stimolanti, dove le differenti vie di somministrazione hanno un profondo impatto nella loro pericolosità e nell‟indurre dipendenza. Il crack consente un rilascio di grandi quantità della sostanza nei polmoni, producendo effetti confrontabili a quelli prodotti dalla somministrazione con endovena. Questi effetti sono percepiti quasi immediatamente, sono molto intensi, ma non durano a lungo. L‟effetto può durare tra i 5 e i 10 minuti. Gli effetti che derivano sniffando cocaina o da altre modalità di assunzione sono più lenti e durano 15 – 20 minuti. Vi sono evidenze cliniche che suggeriscono che gli utilizzatori che privilegiano fumare o iniettarsi cocaina possono essere a maggior rischio di causare danno a sé stessi, rispetto a coloro che sniffano la sostanza, compreso quello di diventare dipendenti, poiché la droga raggiunge i suoi bersagli cerebrali molto più rapidamente. La via di assunzione è quindi uno dei molti fattori da considerare rispetto alla sostanza assieme al dosaggio, all‟associazione con altre droghe, alla circostanza in cui la sostanza viene assunta, alla modalità di assunzione ed anche alle altre variabili prima riportate,correlate all’individuo e al suo ambiente.